Professione

LA LETTERA/Fattura elettronica, gli interventi necessari per garantire la privacy

di Marco Cuchel, presidente Anc (Associazione nazionale commercialisti)

Egregio Direttore,

riteniamo che l’articolo apparso il 12 marzo sul Quotidiano del Fisco « Fattura elettronica, la prevenzione gioca d’anticipo sul rischio di attacchi informatici » a firma Fabio Giordano (comitato tecnico Assosoftware) necessiti di alcune precisazioni da parte nostra che, come Associazione, veniamo citati nell’incipit.

L’articolo, infatti, fa riferimento ad una serie di notizie, alcune delle quali «al limite della fake news» che sono circolate dopo che Anc (Associazione nazionale commercialisti, ndr) ha reso note le segnalazioni da parte di istituti di credito (queste assolutamente veritiere e comprovate) ai propri clienti, in merito a truffe perpetrate attraverso la sostituzione dei codici Iban sulle fatture elettroniche. Queste segnalazioni, secondo l’estensore, avrebbero generato un allarmismo ingiustificato, dal momento che questo tipo di raggiro esiste da ben prima della fattura elettronica B2B e messo in atto con l’intercettazione della posta elettronica.

Come professionisti che assistono le aziende sappiamo bene che tale raggiro sussiste da anni, quello su cui vogliamo sia posta l’attenzione è la vulnerabilità, del sistema “fattura elettronica” nel suo complesso, per ciò che attiene alla riservatezza e alla sicurezza di dati. Se, infatti, il problema «man in the mail», correttamente descritto nell’articolo, attiene a episodi di intromissione su singoli account, ci chiediamo cosa potrebbe accadere in caso di intrusione indebita nei giganteschi hub di informazioni economiche che sono le piattaforme di fatturazione elettronica. A prescindere dal singolo furto di dati bancari, si pensi alle conseguenze di una migrazione massiva e fraudolenta (non vogliamo neanche adombrare l’ipotesi della compravendita) di dati contenenti informazioni che potrebbero essere protette dai brevetti industriali o che, se divulgati, possono ledere in qualche modo il principio della libera concorrenza.

Le preoccupazioni che abbiamo espresso non devono essere sembrate ingiustificate neanche all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali se, dopo le nostre segnalazioni, il 20 dicembre 2018 ha ritenuto di emanare un provvedimento nei confronti dell’agenzia delle Entrate, che ha posto in obbligo la stessa di adottare adeguati provvedimenti a tutela della sicurezza.

Ma il problema non si limita alla piattaforma pubblica. Abbiamo infatti notizie certe e comprovate che vi sono sistemi privati e tra i più diffusi, che hanno una grave falla sulla privacy che permette di entrare nei profili dei clienti e di ottenere una grande quantità di informazioni.

L’Associazione nazionale commercialisti non è certo contro la digitalizzazione del Paese; un sistema che funziona rende il lavoro più agevole per tutti, anche per noi. Quello che è inaccettabile, è obbligare tutti ad utilizzare strumenti non sufficientemente affidabili e rischiare così di mettere a rischio la sicurezza dell’intero sistema economico nazionale.

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