Imposte

Imu, Consulta dei Caf in pressing: versamento unico entro il 16 dicembre

di Michela Finizio

La Consulta che rappresenta la quasi totalità dei centri di assistenza fiscale invia una seconda missiva a Mef e Anci per chiedere chiedere lo stop delle sazioni sui versamenti eseguiti entro il 30 settembre. Gli operatori rilevano grande difficoltà dei cittadini ad adempiere al versamento del 16 giugno

In questi giorni le code davanti alle sedi dei Caf sono il termometro di qualcosa che ancora fatica ad emergere dalle statistiche ufficiali. Ma gli operatori dei centri di assistenza fiscale ne sono certi: le difficoltà economiche esplose con l’emergenza stanno mettendo in crisi moltissime famiglie. E le prossime scadenze fiscali rischiano di mettere in ginocchio moltissimi cittadini. «In tanti hanno difficoltà ad adempiere all’imminente pagamento dell’acconto Imu», fa sapere in una nota la Consulta nazionale dei Caf. «Chiediamo al Governo di valutare all’ipotesi per quest’anno di un versamento unico entro il prossimo 16 dicembre».

Le scadenze e l’impossibilità di un rinvio della quota statale

La Consulta nazionale dei Caf, che rappresenta la quasi totalità delle società di assistenza fiscale, ha raccolto nelle ultime settimane lo smarrimento e il disagio di una larga platea di contribuenti, che lamentano difficoltà economiche e forte apprensione (per le possibili conseguenze anche di ordine sanitario), nell’adempiere al versamento della prima rata Imu per il 2020, la cui scadenza è prevista per il prossimo 16 giugno.

A questo proposito, già lo scorso 25 maggio la Consulta ha inviato al ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, e all’Anci una lettera in cui, nel rappresentare questa problematicità generalizzata, invitava a valutare la possibilità di sospendere la scadenza di giugno e a prevedere, per il 2020, un unico versamento entro il prossimo 16 dicembre.
«Purtroppo - dichiarano Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, coordinatori della Consulta – le nostre richieste non hanno trovato attenzione».

Anzi, con la risoluzione del dipartimento delle Finanze di soli due giorni fa viene affermato che è di competenza dei Comuni la gestione delle proprie entrate tributarie e quindi la disciplina delle modalità di riscossione, comprese quelle relative al differimento dei termini di versamento. Tale differimento deve essere dunque deliberato dal Consiglio comunale e, soprattutto, non può riguardare la quota Imu di competenza statale relativa agli immobili a destinazione produttiva.

La proposta di una moratoria sulle sanzioni

«Pur rendendoci conto della delicatezza della questione e delle necessità relative all’ambito finanziario delle amministrazioni comunali - proseguono i due coordinatori – abbiamo deciso di scrivere nuovamente sia al Mef che all’Anci». La proposta contenuta in questa seconda missiva è quella di prevedere in ogni caso la non applicazione ope legis delle sanzioni per i versamenti eseguiti entro il 30 settembre. Inoltre i Caf chiedono che, nel caso di delibere con differimento dei termini, che queste vengano obbligatoriamente pubblicate sul sito istituzionale del dipartimento Finanze, per permettere ai contribuenti e agli operatori dei Caf di attingere a tali informazioni utili, in un unico contenitore, al fine di semplificare l'attività e casomai evitare loro inutili prolungate permanenze nelle sedi.

Il disagio dei cittadini

In questo delicato momento storico i centri di assistenza fiscale rappresentati dalla Consulta nazionale hanno un punto di osservazione privilegiato. «Non possiamo – concludono Massimo Bagnoli e Mauro Soldini - nascondere le preoccupazioni legate a una tale frammentazione di trattamenti nei confronti dei cittadini, che si stanno rivolgendo ai nostri uffici, peraltro, in condizioni di disagio psicologico, dovuto al sottostare alle necessarie misure di protezione sanitaria».

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