Contabilità

Anticorruzione, alert per le imprese italiane che operano in Irlanda

di Iole Anna Savini

Il 30 luglio scorso è entrato in vigore in Irlanda il «Criminal Justice (Corruption) Bill», che introduce significativi cambiamenti in materia di responsabilità degli enti e consolida la legislazione anticorruzione vigente, in attuazione degli obblighi internazionali. Si tratta di una svolta importante, considerando che questo Paese è stato più volte “ripreso” dalle maggiori organizzazioni internazionali per il mancato aggiornamento dei propri strumenti repressivi e per l’insoddisfacente enforcement delle norme incriminatrici.

Per quanto riguarda le società, la nuova legge (che ha contorni pressoché speculari al «Bribery Act (2010)» del Regno Unito e simili a quelli del Dlgs 231/2001) introduce una forma di responsabilità oggettiva a carico delle aziende nel cui contesto maturino episodi di corruzione. Gli enti saranno chiamati in causa per i reati commessi da apicali, subordinati o collaboratori con l’intento di ottenere o consolidare un business aziendale, ovvero di conseguire o mantenere altri vantaggi.

Severe le pene in caso di condanna: fino a dieci anni di reclusione per le persone fisiche e ammende di importo illimitato, oltre a misure interdittive, a carico delle società. La giurisdizione irlandese potrebbe radicarsi in caso di crimini consumati almeno in parte sul territorio nazionale, o per fatti commessi all’estero da parte di aziende registrate o costituite secondo la legge irlandese. Come in ambito locale, l’impresa cui venga mosso un tale addebito può tuttavia fornire una prova liberatoria dimostrando di aver intrapreso «all reasonable steps» e aver attuato «all due diligence» per evitare la commissione del reato, implementando in sostanza un compliance program.

La nuova legge impone pertanto alle numerose aziende italiane che operano in Irlanda una riflessione sulle misure da adottare necessariamente contro i rischi di corruzione (pubblica e privata) inerenti all’operatività locale. Il Paese, infatti, è da sempre meta privilegiata di aziende e multinazionali straniere. La politica commerciale fortemente aperta agli scambi e il regime favorevole dell’imposta sui profitti societari – con un’aliquota del 12,5% (tra le più basse al mondo) – ha accentuato il favore con cui le imprese guardano Oltremanica, senza considerare le diverse esenzioni, fiscali e contributive, dedicate alle start up e i crediti d’imposta fino al 30% per attività di ricerca e sviluppo svolte sul territorio. L’Irlanda vanta inoltre una notevole disponibilità di forza lavoro, specializzata per lo più in campo informatico/tecnologico: ciò che ha indotto diverse multinazionali statunitensi come Google, Apple, Adobe, Facebook e Airbnb a stabilirvi il proprio headquarter.

Il ruolo del Paese, nel contesto economico e giuridico globale ed europeo, sembra poi destinato a diventare ancora più strategico in conseguenza degli sviluppi della Brexit. Quando il processo sarà completato, infatti, la Repubblica d’Irlanda sarà l’unico membro Ue di lingua inglese che ancora condivide molte strutture legali e istituzionali con il Regno Unito. Le società straniere attualmente presenti in territorio britannico potrebbero quindi optare per un trasferimento in Irlanda, dove manterrebbero linee commerciali aperte sia con l’Europa sia con il Regno Unito, fruendo di consistenti sgravi fiscali e contributivi. Per tale ragione è importante prevedere le possibili implicazioni di compliance.

Nonostante il Criminal Justice (Corruption) Bill nulla dica circa i contenuti delle procedure anticorruzione da implementare, le organizzazioni che intendono adeguare sin d’ora le proprie politiche possono certamente ispirarsi alla recente norma Iso 37001 («Anti-bribery management systems»). Inoltre, l’analogia tra la figura di reato introdotta in Irlanda e la «failure of commercial organisation to prevent bribery» istituita dal Bribery Act consente di sfruttare l’elaborazione britannica sui contenuti delle «adequate procedures» che scriminano la responsabilità dell’azienda e la relativa guidance. Sarà poi di grande utilità l’esperienza maturata con il proprio Modello organizzativo “231”, nonché il contributo dell’Organismo di vigilanza.

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