Partenza ad ostacoli per le domande del bonus di 600 euro da parte dei professionisti iscritti agli Ordini. Le domande, da inviare alle Casse di previdenza, dovrebbero partire già mercoledì 1° aprile, ma il condizionale è d’obbligo.

Per le professioni ordinistiche sono stati stanziati 200 milioni di euro, però il decreto che ne regola l’erogazione ancora non c’è. O meglio, in questi giorni è circolata una copia del testo, già approvato dalla Ragioneria ma non firmata, su cui sono stati sollevati diversi dubbi interpretativi.

A quanto risulta al Sole 24 Ore ieri è stato inviato al ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, attraverso l’Adepp, l’associazione degli enti di previdenza dei professionisti, un testo elaborato da tutte le Casse che riporta i punti da chiarire e l’interpretazione che ne viene data.

Il primo passaggio riguarda i soggetti che guadagnano meno di 35mila euro e la cui attività «sia stata limitata dai provvedimenti restrittivi» emanati a causa dell’emergenza sanitaria (come riportato sul Sole 24 Ore). Le Casse per “limitata” intendono ridotta ed escludono il riferimento a provvedimenti specifici rivolti ai professionisti. Un’interpretazione diversa - spiegano dalle Casse - andrebbe a favorire chi guadagna dai 35 mila ai 50mila euro, che può accedere al bonus solo dichiarando una contrazione del reddito del 33% nel primo trimestre 2020.

Per chiedere i 600 euro bisogna essere in regola con i versamenti contributivi del 2019. Secondo le Casse questo significa che, se una domanda viene rigettata perché non si è in regola con il 2019 è possibile mettersi in bonis, avviando la pratica per regolarizzare la propria posizione, e ripresentare la domanda ex novo.

Dall’aiuto sono esclusi i pensionati. Questo, secondo le Casse, implica che può accedere chi ha maturato i requisiti per il pensionamento ma non ha inoltrato la richiesta; può accedere anche chi ha inoltrato la richiesta ma non ha ancora ricevuto risposta; mentre è escluso chi risulta cancellato dagli attivi prima di aprile.

Poiché il decreto (se resta valida la versione circolata in questi giorni) non esclude i percettori di reddito da lavoro dipendente le Casse intendono riconoscere anche a questi lavoratori il bonus.

Le Casse chiedono, inoltre, di precisare a quale reddito si deve fare riferimento nell’autodichiarazione, al reddito professionale o a quello complessivo e se va tenuto in considerazione anche il reddito dei professionisti in regime forfettario.

Il meccanismo prevede che le Casse debbano anticipare i fondi che poi saranno loro restituiti (entro un mese dice la norma), non è chiaro però cosa succederà se sarà superato il plafond; le Casse infatti devono comunicare ai ministeri di Lavoro ed Economia le domande ricevute dopo una settimana e si impegnano a continuare ad accettare richieste, e ad erogare bonus, fino a quando i ministeri non daranno un riscontro ed eventualmente uno stop.

Un ultimo punto, ma non per questo meno importante, riguarda i giovani professionisti. Per come è scritta la norma sembrano esclusi coloro che hanno avviato l’attività nel 2019 o nel 2020, «ma escluderli - sottolinea il presidente dell’Adepp Alberto Oliveti - va contro lo spirito di questo aiuto, che mira a tutelare proprio i più deboli».

In attesa di questi chiarimenti le Casse, si stanno organizzando; oggi in teoria è il primo giorno e bisognerà vedere cosa decideranno di fare; mentre scriviamo è in corso un confronto tra i presidenti, la posizione prevalente sembra essere quella di adottare un comportamento comune e attendere la pubblicazione del decreto in Gazzetta prima di accetare le domande. È comunque consigliabile monitorare i siti degli enti che, appena possibile, pubblicheranno online il modulo per presentare la domanda.

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