Avviamento, rettifica con dati storici
L’amministrazione non può rettificare l’avviamento relativo alla cessione di un ramo d’azienda privo di ricavi propri senza precise regole. In primo luogo, sono solo i ricavi storici che permettono la rettifica dell’avviamento e non altri parametri poco significativi quali la «superficie del punto vendita» e il «canone della locazione». In secondo luogo l’ufficio deve motivare con adeguato iter logico-argomentativo la scelta dei parametri utilizzati rispetto ad altri possibili. Non può invertire l’onere probatorio sostenendo che il soggetto accertato non è in grado di contestare la valutazione operata. Sono queste le conclusioni emerse dalla sentenza 2415/14/2017 della Ctr Lombardia (presidente Izzi, relatore Antonioli).
Una Srl cede a un società di capitali un ramo d’azienda, avente ad oggetto il commercio al minuto di generi alimentari e non alimentari per un corrispettivo di 90mila euro di cui 80mila per avviamento.
Il calcolo dell’avviamento
Nel novembre del 2012 l’amministrazione rettifica, nei confronti di entrambe, il valore del ramo d’azienda compravenduto da 90mila a 592mila euro ai fini dell’imposta di registro.
L’avviamento rettificato è stato ottenuto con la media semplice dei risultati conseguiti applicando due criteri (media semplice di 500 e 684mila euro):
l’ammontare di 500mila euro, considerando i 2.500 metri quadrati del punto vendita ceduto in ragione di 200 euro al metro quadrato;
l’ammontare di 684mila euro, valore ottenuto moltiplicando per tre l’importo dei 228mila euro dei canoni di locazione annui pagati sempre per lo stesso punto.
L’acquirente ricorre sottolineando che il ramo d’azienda ceduto non ha ancora iniziato l’attività e, senza ricavi, non può esserci né avviamento né tantomeno la sua rettifica. Inoltre, secondo il contribuente, le due variabili utilizzate (cioè la superficie del punto vendita ceduto e i canoni annui di locazione corrisposti, moltiplicati per tre) sono meramente astratte e avulse dalla realtà operativa del ramo d’azienda ceduto.
L’amministrazione resiste, ribadendo che c’è un potenziale plusvalore prodotto dai beni organizzati dall’impresa in rapporto all’utilizzazione isolata di ramo. Secondo l’ufficio, inoltre, l’acquirente non ha smentito la potenzialità reddituale provando - documenti alla mano - l’inattività del ramo d’azienda ceduto.
La decisione
Dalla lettura congiunta delle sentenze favorevoli (inclusa quella di primo grado, la Ctp Milano 246/01/2015) al contribuente emergono i seguenti principi:
i ricavi storici dimostrabili rappresentano l’elemento fondamentale per la determinazione dell’avviamento e della sua eventuale rettifica, mentre servono poco i metodi di natura patrimoniale, mista o finanziaria (poco significativi se svincolati dai ricavi storici dimostrabili);
spetta all’amministrazione motivare con adeguato iter logico-argomentativo la scelta dei parametri utilizzati nella determinazione del valore di avviamento rispetto agli altri possibili.
La prova “positiva” non può essere data dalla presunta incapacità del contribuente che non riesce a confutare la pretesa tributaria (prova “negativa”).