Imposte

Commercialisti, dall’Aidc dieci proposte ai partiti per cambiare il fisco

di Federica Micardi

Contenuto esclusivo Norme & Tributi Plus

Rafforzamento dei vincoli posti dallo Statuto del contribuente, passaggio della competenza del contenzioso tributario dal ministero dell’Economia al ministero della Giustizia, obbligo di revisione contabile e apposizione del visto di conformità per i soggetti beneficiari di contributi pubblici, dilazione dei debiti tributari, istituzione di un’Agenzia delle Uscite che monitori la spesa pubblica sono alcune delle proposte di riforma presentate ieri dall’Aidc, l’Associazione italiana dottori commercialisti, nel corso di un webinar,e discusse con la senatrice Ylenia Lucaselli (FdI), il senatore Mario Turco (M5S) e l’onorevole Luigi Marattin (Iv) che, nel corso del confronto, hanno rappresentato la posizione dei rispettivi partiti.

«Le proposte di cui discutiamo oggi, che sono state da noi presentate già nel 2018 - spiega il presidente Aidc Andrea Ferrari - e oggi riformulate, intervengono su tre diversi piani: ordinamento del sistema tributario, salvaguardia del sistema economico del paese, sviluppo dell'economia e hanno come obiettivo di fondo di dare corso a un rapporto equilibrato tra fisco e contribuente».

Secondo Luigi Marattin gli obiettivi di partenza per elaborate una riforma fiscale efficace sono due: semplificazione e stimolo alla crescita. Partendo dall’inciso che una riforma non può essere fatta a pizzichi e bocconi ma deve essere ridisegnato l’intero sistema, Marattin lancia alcuni spunti: l’Irpef deve diventare un’imposta semplice, l’Ace ha fatto il suo tempo e andrebbe sostituita con la non tassazione degli utili che restano in azienda mentre l’Irap andrebbe definitivamente abolita. E in merito allo Statuto del contribuente, per Marattin «è sufficiente non consentire l’applicazione retroattiva delle nuove norme. Il fisco elettronico - prosegue Marattin - si è rivelato l’unico strumento veramente utile per contrastare l’evasione, anche se fino ad oggi la contropartita promessa di semplificazione degli adempimenti e di riduzione della pressione fiscale per ora è rimasta sulla carta mentre andrebbe concretizzata».

La necessità di ridisegnare ex novo il sistema fiscale viene sostenuta anche dalla senatrice Ylenia Lucaselli che sottolinea la necessità di un fisco “giusto” e che vede nello Statuto del Contribuente elevato a rango costituzionale uno strumento necessario per restituire parità e uguale dignità. Per lo stesso motivo la giustizia tributaria dovrebbe passare sotto l’egida del ministero della Giustizia e avere procedure più celeri e veloci. In merito alle imposte Lucaselli sottolinea come il credito d’imposta a favore delle imprese andrebbe riformulato per accelerare i tempi del suo utilizzo «altrimenti non risolve il problema di liquidità delle imprese». E per stimolare la produttività propone una flat tax sul reddito incrementale. Una proposta avanzata anche da Aidc che suggerisce, al fine di scongiurare il rischio di elusione, l’asseverazione da parte del commercialista, e per incentivare le imprese e i professionisti ad assumere e/o ad aumentare gli stipendi la riduzione fino al 50% dell’imposizione sul reddito incrementale per imprese e professionisti in proporzione all’incremento del costo del lavoro.

Il fisco deve essere utilizzato come leva di sviluppo, sostiene Mario Turco, che sottolinea come oggi l’economia reale abbia una fiscalità di svantaggio non più sostenibile a fronte di una fiscalità di vantaggio sulle speculazioni finanziarie. Una storura su cui il legislatore dovrebbe intervenire. Turco suggerisce un cambio di paradigma per incentivare i pagamenti elettronici, al posto di una detrazione da far valere nella dichiarazione propone che lo sconto fiscale sia accreditato al contribuente entro 30 giorni; sistema che andrebbe a favorire la tracciabilità dei pagamenti con un effetto moltiplicatore. Turco sottolinea poi l’importanza del superbonus, dove una detrazione fiscale è stata trasformata in un credito subito spendibile «a questo proposito è importante sottolineare - afferma Turco - che le truffe di cui si è parlato hanno riguardato altri bonus edilizi mentre nel superbonus hanno truffe sono state rilevate solo nel 3% dei casi». Turco si dice invece contrario a una detassazione del reddito incrementale, per l’alto rischio di comportamenti elusivi e perché si andrebbe a “premiare” chi guadagna di più.


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