Diritto

Crisi d’impresa, nella composizione negoziata arrivano troppe aziende decotte

Report di Unioncamere sul primo anno dell’istituto, due sole intese con i creditori. L’assenza di prospettive di risanamento è la prima causa di chiusura

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di Giovanni Negri

A un anno di distanza dal suo debutto la composizione negoziata della crisi stenta a sfondare. A fotografare la situazione è Unioncamere con la seconda edizione dell’Osservatorio nazionale sull’applicazione dell’istituto. Emerge che al 15 novembre sono state presentate in tutto 475 istanze, un numero ben distante dalle aspettative, anche se Unioncamere sottolinea le difficoltà di partenza, vista la novità dello strumento e lo scarso numero di esperti a disposizione, e quelle attuali, difficoltà a reperire soprattutto la documentazione di natura fiscale da allegare alla domanda. Tutto da misurare è poi l’effetto delle segnalazioni dei creditori pubblici qualificati (Entrate, Inps e Inail), con soglie ritoccate da poco, dopo che l’annunciato emendamento del Governo che ne avrebbe dovuto sospendere o cancellare gli effetti non è stato presentato.

Spigolando tra i dati, emerge che le Regioni della Lombardia, del Lazio, dell’Emilia-Romagna, della Toscana e della Campania, rappresentano il 57% delle istanze di composizione inviate; ancora senza neppure un’istanza di composizione presentata la Valle d’Aosta e la provincia autonoma di Bolzano.

LA FOTOGRAFIA

Solo un terzo delle imprese che accede alla composizione negoziata ha utilizzato il test pratico messo a punto dal ministero della Giustizia come strumento per valutare la propria condizione economica. Inoltre, il 68,6% delle imprese ha richiesto le misure protettive (326 casi su 475), mentre circa il 50% (per 238 istanze) ha dichiarato di volere utilizzare le misure sospensive. Infine, solo il 25% degli imprenditori (121 casi) ha evidenziato la necessità di nuove risorse finanziarie urgenti per evitare un danno grave e irreparabile all’attività aziendale e ai creditori.

Elementi che fanno ritenere a Unioncamere come «l’istituto venga utilizzato maggiormente dalle imprese per poter beneficiare dell’automatic stay, ossia del divieto per i creditori di esperire azioni esecutive e/o cautelari, più che per ripristinare la propria condizione di difficoltà economico-finanziaria».

Le istanze chiuse sono 95 quasi un terzo del totale (circa il 28%), mentre per quanto riguarda le istanze rifiutate, 32 in tutto, queste vengono respinte dal segretario generale NellCamera di commercio nel momento in cui l’impresa non ha provveduto ad integrare la documentazione obbligatoria entro i limiti temporali previsti dalla normativa.

Fra i casi di istanze chiuse, la tipologia più frequente (52%) è l’assenza di prospettive di risanamento, condizione necessaria per procedere alla fase vera e propria, tipica della composizione negoziata. Altri motivi di chiusura sono rappresentati dalla conclusione negativa della fase di trattazione (il 24%), dalla rinuncia da parte dell’imprenditore (il 16%), dalla presentazione di una domanda di concordato semplificato (il 3%) oppure dalla dichiarazione di fallimento dell’impresa (2%).

E così, è inevitabile che l’esito più auspicato della composizione sia stato in realtà solo residuale. «Al momento - si osserva infatti nel Report -, risulta che solo in due casi la procedura di composizione negoziata abbia portato alla conclusione di un contratto con i creditori, di cui all’articolo 23, comma 1, lettera a), del Codice della crisi ed in un caso alla conclusione di un accordo, di cui all’articolo 23, comma 1, lettera c), del Codice».

Quanto alla tipologia, ben 45 imprese (il 9,4%) appartengono a holding, mentre 38 imprese (l’8%) sono “sottosoglia”. La grande maggioranza delle istanze di composizione negoziata è presentata da imprese con forma giuridica di società di capitali: in particolare, le Srl rappresentano il 68%, mentre le Spa costituiscono il 10% del totale. Le altre forme giuridiche sono distribuite tra imprese individuali e società di persone.

In termini di fatturato, sono 121 le domande di imprese che registrano un fatturato entro il limite di 250mila euro, mentre sono 28 le istanze di composizione di imprese con classe di fatturato fino a 500mila euro. Sono 49 le domande di imprese con fatturato tra 500mila e un milione, mentre ci sono 106 domande tra il milione e i 5 milioni. Particolarmente significativa è anche la classe di fatturato sopra i 5 milioni, dove si collocano 77 domande di composizione negoziata. Il settore economico che ha presentato il maggior numero di domande è quello delle attività manifatturiere (20,21%%), seguito dal commercio all’ingrosso e al dettaglio (17,89%) e dalle costruzioni (12,84%).

Infine, quanto agli esperti, sono ormai 3.560 , ma il 92% di loro non ha avuto neppure un incarico.

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