Imposte

De Nuccio (commercialisti): estendere ai professionisti il credito d’imposta per l’energia

di Federica Micardi

Il credito d’imposta per l’acquisto di energia va esteso anche ai professionisti. È questa la richiesta formalizzata dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Elbano de Nuccio che ha scritto al presidente del Consiglio, Mario Draghi, al ministro dell’Economia, Daniele Franco e a quello dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti.

Per il presidente de Nuccio aver esteso il credito alle imprese non energivore escludendo, però, i professionisti introduce «una rilevante disparità di trattamento nei confronti del comparto delle professioni che, al pari di quello imprenditoriale, risulta fortemente penalizzato dai notevoli rincari dei costi dell'energia». De Nuccio sottolinea il fatto che spesso i professionisti sono rimasti esclusi dagli incentivi economici introdotti dal legislatore negli ultimi anni, una strategia che ha creato e crea squilibri e svantaggi competitivi nel mercato concorrenziale dei servizi professionali.

Un problema che, in passato, si era presentato anche per gli aiuti erogati dall’Unione europea e “risolto” equiparando i professionisti alle Pmi. Un principio che de Nuccio invita ad adottare anche in Italia ricordano qual è il peso delle professioni nell’economia del Paese: con circa 1 milione 400 mila unità, l’aggregato dei lavoratori autonomi e professionisti costituisce il 6,3% degli occupati in Italia e il 27,1% del complesso del lavoro indipendente, e genera il 12,2% del Pil nazionale .

In merito al credito-energia i commercialisti evidenziano alcune “rilevanti criticità”: «Il Dl 50/2022 - spiegano - al fine di agevolare i potenziali destinatari degli aiuti, ha previsto la possibilità di richiedere ai fornitori, entro 60 giorni dalla scadenza del periodo per il quale spetta il credito di imposta, una comunicazione riportante il conteggio incrementale della componente di costo energetica e il relativo credito di imposta. Tale termine per quanto attiene al secondo trimestre 2002, sarebbe spirato il 29 agosto 2022. Sovente rileviamo che i fornitori non stanno evadendo le richieste pervenute oltre tale data e ciò, seppur suffragato da una disposizione di legge, non appare coerente con la ratio della norma volta a sostenere gli operatori economici che versano in gravi difficoltà, semplificandone l’operatività». La categoria chiede quindi al Governo una modifica delle norme per imporre ai fornitori di produrre i dati richiesti prescindendo dal momento in cui la richiesta medesima viene inoltrata e di prorogare al 31 marzo 2023 i termini per la compensazione dei crediti di imposta previsti dalle disposizioni che si sono succedute; «un provvedimento necessario e di assoluto buon senso – sostiene Salvatore Regalbuto, consigliere nazionale dei commercialisti con delega all’area fiscalità - considerata la complessità e frammentarietà del quadro normativo di contesto».

Per saperne di piùRiproduzione riservata ©