Imposte

Iva, rivoluzione per le vendite a distanza

Le nuove regole per chi spedisce extra Ue

di Raffaele Rizzardi

Mancano solo cinque mesi per la rivoluzione dell’Iva nelle vendite ai privati con spedizione della merce in un altro Stato della Ue.
Il confinamento delle famiglie a causa del Covid-19 ha fatto crescere queste vendite in modo esponenziale, obbligando non poche Pmi italiane ad acquisire una partita Iva negli Stati dove hanno avuto un maggior volume d’affari. Anche chi è presente su una piattaforma commerciale può spedire direttamente al cliente finale. In questo caso la piattaforma fattura all’impresa il suo servizio e le trasferisce l’incasso al netto di ciò che le spetta.
Con le nuove regole avremo una semplificazione, perché la gestione di tutte queste operazioni potrà essere fatta presso il proprio sportello unico nazionale, chiudendo le posizioni Iva all’estero. Avremo per contro la criticità di individuare le aliquote applicabili in ciascuno degli altri Paesi, in quanto vengono meno le cosiddette “soglie di protezione”, in genere di 35.000 euro per l’insieme delle vendite in ciascuno Stato, al di sotto delle quali si applica ora l’Iva italiana anche se il prodotto esce dal nostro Paese.
Lo sportello unico sarà utilizzabile anche per corrispondere l’Iva estera sui servizi che sono ivi territorialmente rilevanti. Il primo esempio che viene alla mente è quello di un artigiano che interviene su una casa in un altro Paese europeo.

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