Imposte

Tasse sui big del web, svolta al G20

Il segretario al Tesoro Usa Janet Yellen ha espresso la volontà di impegnare gli Stati Uniti per l’applicazione dei due pilastri del progetto Ocse: web tax e la tassazione minima globale. Una svolta che potrebbe aprire la strada a un accordo a luglio

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di Davide Colombo e Gianni Trovati

Fino a quando non sarà conseguita una ripresa «forte e bilanciata» i paesi del G20 confermano il loro «pieno impegno» a mantenere in campo tutte le misure di aiuto. Anche perché il recente rialzo delle attese di inflazione e dei tassi di interesse «non sarà durevole». Nella loro prima riunione sotto la presidenza italiana i ministri finanziari e i governatori delle banche centrali del G20 hanno concordato sull’esigenza di evitare «interruzioni premature» delle misure di stimolo fiscale che stanno sostenendo le economie alle prese con la crisi pandemica. E hanno messo l’accento sulla volontà comune di «rafforzare il coordinamento internazionale» partendo dalle «priorità condivise».

Un primo terreno su cui tradurre questo auspicio tradizionale in una novità concreta è quello fiscale. Perché la riunione è stata accompagnata dall’annuncio del segretario al Tesoro Usa Janet Yellen sulla rinuncia statunitense al ruolo di «porto franco» per i colossi digitali. La Yellen, in controtendenza netta rispetto alla fermezza con cui l’amministrazione Trump aveva di fatto bloccato il G20 sul fisco, ha espresso la volontà di impegnare gli Stati Uniti per l’applicazione dei due pilastri del progetto Ocse, cioè la Web Tax e la tassazione minima globale. Una svolta che potrebbe aprire la strada a un accordo a luglio, e che rappresenterebbe un successo per l’Italia da sempre in prima fila su questo versante insieme alla Francia. Il tutto mentre a livello Ue avanza con un primo accordo in Consiglio la proposta di direttiva sul «Public country by country reporting» delle imposte pagate sulle multinazionali nata per contrastare i tanti meccanismi elusivi portati avanti con il gioco delle giurisdizioni fiscali.

Sul piano delle misure anticrisi la politica economica si muove a stretto contatto con quella sanitaria, concentrata sulla parola d’ordine delle vaccinazioni. Perché i ritardi sui vaccini rischiano di differenziare i tempi di ripresa fra le diverse aree, allargando i gap strutturali già presenti prima della pandemia. «Governo e istituzioni Ue si stanno attivando per accelerare», sottolinea il ministro dell’Economia Franco assicurando che i divari fra i Paesi sviluppati sono colmabili in tempi non lunghi. Il problema, aggiunge il titolare dei conti, è più grave nelle aree povere del pianeta, su cui il G20 deve intensificare gli aiuti.

Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha insistito in modo particolare sulla necessaria cautela sulla gestione delle misure emergenziali. La pandemia è ancora in corso e i piani di vaccinazione sono appena iniziati, dunque serve «estrema cautela e prudenza» ha affermato, sottolineando la convergenza totale sul punto e la preoccupazione per i ritardi che si possono determinare sul piano dei vaccini in diversi paesi in via di sviluppo. E in questa prospettiva è stata riaffermata la volontà di supportare le economie più vulnerabili, in particolare per i Paesi in maggiori difficoltà per i debiti cumulati: il G20 implementerà nei prossimi mesi un’iniziativa sulla sospensione del servizio sul debito.

L’attenzione del G20 - ha poi aggiunto Visco - è anche sul controllo dei livelli di resilienza raggiunti dalla banche grazie agli aggiornamenti regolatori e le ricapitalizzazioni effettuate dopo le ultime due grandi crisi finanziaria: «è stato uno stress test - ha detto - e ci ha dimostrato che le riforme adottate hanno funzionato». Visco ha tuttavia invitato a non abbassare la guardia: «detto questo - ha sottolineato - la situazione attuale in molti paesi, non solo avanzati, sta producendo rischi sul piano dell’insolvenza delle imprese che operano nell’economia reale, che vanno affrontati se possibile con un approccio cooperativo». Stesso discorso vale per la maggiore attenzione che tutti i Paesi del G20 devono tenere per il controllo del settore finanziario non bancario. Le forti turbolenze finanziarie del marzo 2020, che si sono innescate con il diffondersi dell’emergenza sanitaria, hanno dimostrato «il gravissimo pericolo» e la necessità di rivedere «le regole» per un settore che oramai produce il 50% del credito mondiale. Per questo gli organi internazionali come l'Fsb produrranno entro fine anno un rapporto: «L'idea è di fare abbastanza in fretta» ha concluso il Governatore.

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