Adempimenti

Trattenute alla fonte per i dipendenti dei “forfettari”

di Matteo Prioschi

I contribuenti che applicano il regime forfettario devono effettuare le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e quelli assimilati di eventuali dipendenti. Lo prevede il decreto legge “crescita” approvato dal governo, che ha modificato il quadro normativo delineato con l'entrata in vigore della legge 145/2018.

Quest'ultima, si veda anche il Quotidiano del Lavoro dell'8 febbraio, ha ampliato l'ambito di applicazione del regime forfettario, prevedendo anche la possibilità che il contribuente “agevolato” sia un datore di lavoro. Tuttavia, in tal caso non si prevedeva l'obbligo di effettuare le ritenute alla fonte sulle retribuzioni, con la conseguenza che i dipendenti avrebbero dovuto versare le tasse l'anno seguente tramite il 730 o il modello redditi.

Adesso il decreto crescita stabilisce che, anche chi applica il regime forfettario, deve effettuare le ritenute alla fonte. L'obbligo scatta dall'entrata in vigore del provvedimento e ha un efficacia retroattiva dall'inizio del 2019. Ma da gennaio a oggi i datori di lavoro si sono dovuti adeguare al nuovo quadro normativo definito dalla legge 145/2018, predisponendo buste paga solo con le trattenute previdenziali, (per le quali non è scattata “l'esenzione”) e non versando le ritenute fiscali che dovranno ora essere recuperate.

Al fine di ridurre l'impatto di questa operazione sui lavoratori, le trattenute relative alle retribuzioni già pagate prima dell'entrata in vigore del Dl saranno spalmate in tre rate mensili di importo uguale sulle retribuzioni corrisposte a partire dal terzo mese seguente a quello di entrata in vigore del decreto stesso.

Il numero di tre rate molto probabilmente è stato stabilito ipotizzato che il decreto legge entrasse in vigore in aprile, dato che il Consiglio dei ministri lo aveva approvato “salvo intese” già all'inizio del mese. Poi i tempi si sono allungati e l'approvazione definitiva è avvenuta il 23 aprile a cui ora deve seguire la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Ipotizzando che il decreto entri in vigore a maggio, si dovranno “recuperare” le trattenute relative ai primi quattro mesi dell'anno, che dovrebbero essere spalmate in tre rate sulle retribuzioni di agosto, settembre e ottobre.

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