Adempimenti

Una vera tregua fiscale per arrivare a un calendario non più vessatorio

di Gian Paolo Ranocchi

All'inizio degli anni Ottanta le dichiarazioni dei redditi si chiamavano 740, 750 e 760, scadevano il 31 maggio e si facevano a mano. Carta carbone, calcolatrice e chilogrammi di fotocopie da allegare. Non c’erano gli F24. Ogni banca aveva la sua delega di pagamento anch’essa da compilare rigorosamente a mano. I bilanci delle società di battevano a macchina. La dichiarazione Iva scadeva a marzo e si presentava con i suoi begli allegati clienti e fornitori (oggi si chiamerebbe spesometro). Tutto cartaceo. Tutto a mano. Ore tarde, sabati e domeniche in studio, ma nonostante la forte pressione ogni anno si riusciva a far fronte agli adempimenti e dal 1° giugno l’attività era un po’ più in discesa. La manualità dell’epoca applicata alle scadenze dichiarative di oggi paralizzerebbe anche lo studio più organizzato per un tempo imprecisato. Mesi, forse anni. All’epoca, però, quello della “proroga” era un concetto che non esisteva. Oggi (ossia quasi quarant’anni dopo), quello della “proroga”, nonostante telematica, computer, semplificazioni o presunte tali, è l’eccezionalità che diventa normalità.

Le recenti e per certi aspetti paradossali vicende inerenti le proroghe multiple delle scadenze fiscali 2017, sono l’ennesima dimostrazione che il sistema è fuori controllo. Non più tardi di 10 mesi fa, quando il legislatore aveva spostato il tax day alla fine di giugno, si era parlato della soluzione finale alle periodiche lamentele di contribuenti ed addetti ai lavori relativamente all’imbuto del 16 giugno. Niente di più sbagliato come peraltro era facilmente pronosticabile. Anche quest’anno, infatti, è arrivata puntuale la solita commedia estiva. Dopo (giustificati) strepiti a decibel sempre più elevati degli addetti ai lavori, l’agenda fiscale è stata ritracciata per venire incontro alle esigenze degli addetti ai lavori, visti i «numerosi adempimenti fiscali da porre in essere per conto dei contribuenti titolari di reddito di impresa e dei sostituti d’imposta e le modifiche normative che hanno inciso sulla determinazione dei versamenti delle imposte sui redditi».

Questa la superficie, ma il malessere che inevitabilmente ogni anno emerge in questo periodo dell’anno è conseguenza di un male molto più profondo. Se si conteggiano obblighi, adempimenti, scadenze ci si rende infatti facilmente conto che è tutto un rincorrere di scadenze dal 1 gennaio alla fine dell’anno. E non è’ vero che la telematica ha semplificato la vita a chi si occupa di fiscale e nemmeno che le tanto strombazzate semplificazioni hanno facilitato la vita di contribuenti e commercialisti. Se poi all’ordinario si somma lo straordinario o la latitanza di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle entrate, è inevitabile il tilt del sistema. Quest’anno di extra si è dovuto gestire (tanto per fare degli esempi): la rottamazione dei ruoli, l’applicazione del decreto sui nuovi principi contabili (Dlgs 139/2015), lo spesometro passato da annuale a periodico, le comunicazioni periodiche della liquidazione Iva, la voluntary-bis, le assegnazioni agevolate dei beni ai soci bis, l’abbassamento del limite per il visto di conformità, l’estensione dello split payment.

L’Agenzia, dal canto suo, è arrivata fuori tempo massimo (cioè a termini di pagamento già scaduti) con la corposa circolare sugli studi di settore e con il provvedimento con i rimborsi chilometrici forfettari per gli autotrasportatori. In questo scenario desolante, quindi, il tilt del sistema è inevitabile. Ma come intervenire per evitare il reiterarsi di situazioni analoghe?

Difficile credere ancora nelle misure di tamponamento semplificatorio vista la loro dimostrata inefficacia. Si prenda come esempio l’intreccio tra certificazioni uniche («Cu») e 770. Qualcuno deve ancora spiegare in modo convincente l’utilità della presentazione del 770 che per quando semplificato in buona sostanza clona il contenuto delle «Cu» presentate qualche mese prima. Una complicazione non una semplificazione. O la gestione dei registri Iva. Che senso ha prevedere ancora la stampa obbligatoria dei registri Iva quando ormai con le comunicazioni periodiche praticamente tutte le informazioni inerenti le fatture emesse e ricevute e inerenti le liquidazioni periodiche sono trasmesse telematicamente al Fisco?
Credo quindi che un concreto passo avanti per costruire un’agenda fiscale più ragionevole debba poggiare su basi più solide.

1) La prima è quella di una vera ed effettiva tregua fiscale. Uno stop al varo di nuovi adempimenti e alla manomissione di quelli già esistenti. Contribuenti e consulenti faticano già enormemente per costruire un’organizzazione interna che possa gestire in modo affidabile la contingenza già conosciuta. Se ogni anno si cambiano le carte in tavola da un giorno all’altro è inevitabile che lo sforzo che si chiede diventi insostenibile con le conseguenze che poi si toccano con mano.

2) In secondo luogo occorre fare tesoro delle esperienze passate per tracciare un calendario fiscale non vessatorio. Se l’esperienza insegna che l’Agenzia non riesce a sfornare tutti i chiarimenti dichiarativi entro un tempo ragionevole rispetto alla scadenza dei versamenti, è inutile sbandierare lo spauracchio della scadenza anticipata come un monolite. Tanto vale fissare subito la scadenza nel termine che l’esperienza insegna essere quello ragionevole.

3) In terzo luogo serve che l’agenzia delle Entrate torni a fare la sua parte. È sotto gli occhi di tutti il fatto che buona parte delle attività che erano o dovrebbero essere dell’Agenzia, sono state scaricate sugli intermediari, con un effetto intasamento del quale poi si pagano le conseguenze. La recente vicenda dell’abbassamento della soglia del visto di conformità a 5mila euro ne è la migliore testimonianza.

4) Da ultimo va ricordato che l’ articolo 3 dello Statuto del contribuente prevede che le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico del contribuente la cui scadenza sia fissata anteriormente al 60esimo giorno dalla data di entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti. Se solo si rispettasse questa disposizione probabilmente una parte dei problemi sarebbero rimossi alla radice.

Il vero sogno, però, è quello di vedere una riforma organica del nostro sistema fiscale che possa riorganizzare in maniera razionale gli adempimenti oggi previsti. Il Legislatore fiscale degli ultimi decenni, nonostante le occasioni delle deleghe fiscali, è sempre intervenuto di pancia, in maniera frammentaria e parziale. L’agenda fiscale altro non è che la summa di un sistema. Tanto più razionale ed equilibrato è il sistema tanto più semplici e logici sono gli adempimenti che si richiedono ai contribuenti.

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