Dal 2022 al 2025 per Iva e accise riforma a tutto campo con un particolare focus su aliquote e loro struttura con lo scopo di semplificare la loro gestione, ridurre evasione ed erosione e raggiungere specifici obiettivi di efficienza e sostenibilità. È il punto di arrivo di una delega fiscale che con due disposizioni fornisce le chiavi di lettura di una riforma che nei due settori impositivi è necessaria specialmente per renderle coerenti ai principi imposti dalla Ue.

In effetti, l’obiettivo del governo è, tra l’altro, quello di modernizzare e semplificare l’Iva e le accise armonizzate che rispondono a regole Ue comuni a cui le nostre disposizioni e l’applicazione delle stesse non sempre risultano conformi.

Più in dettaglio la riforma prevede due momenti di intervento il primo entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge delega con cui il Governo è impegnato ad emanare uno o più decreti legislativi che, nelle specifiche materie, hanno lo scopo di ristrutturare le aliquote sia in termini di numeri, livelli e distribuzione delle basi imponibili con scopi e impatti differenziati. Nell’Iva l’obiettivo è di semplificare il numero delle aliquote e ridefinire il contenuto delle aliquote ridotte. Nelle accise l’intervento sulle aliquote, limitato a prodotti energetici e elettricità, ha lo scopo di contribuire a ridurre le emissioni di gas climalteranti e alla promozione dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili ed ecompatibili in coerenza con il Green deal lanciato dalla Commissione il 14 luglio scorso.

Il secondo momento, fissato entro 36 mesi dall’entrata in vigore dei predetti decreti legislativi (di fatto 2025), in cui il Governo emanerà dei decreti legislativi che provvederanno alla codificazione delle disposizioni legislative nella logica di creare dei veri e propri testi unici distinti per materia aggiornando nella forma e nella sostanza anche quelli esistenti coordinandoli, in termini di coerenza con le disposizioni europee. Questo secondo momento di riforma, proprio perché mira a un coordinamento non solo sotto il profilo formale, ma anche sostanziale per Iva e accise (o meglio imposte indirette sulla produzione e sui consumi) costituisce un obiettivo di particolare rilievo, in quanto il legislatore nazionale è intervenuto in materia sempre in modo puntuale, creando accanto alla legge Iva o al Testo unico accise delle disposizioni complementari che non rendono di facile lettura e applicazione le specifiche imposte.

1 Iva. Nel settore Iva la riforma, in prima battuta (2022), punta a un obiettivo di razionalizzazione e modernizzazione dell’imposta che si realizzerà attraverso la revisione della struttura dell’imposta con riferimento specifico al numero e ai livelli delle aliquote e alla distribuzione delle basi imponibili tra le diverse aliquote. L’intervento è particolarmente delicato e importante perché è in grado, dopo anni di discussioni, di riaggiornare l’imposta adeguandola e orientandola ad obiettivi di politica economica e sociale non valutata e non considerata nell’impostazione originaria dell’imposta. In effetti, l’attuale assetto con quattro aliquote e con previsioni congelate da decenni non risponde più alla realtà e alle esigenze del consumatore e dell’erario.

Nell’intervento bisognerà rispettare le regole europee. Sotto questo profilo sarebbe necessario impegnarsi a livello unionale per sbloccare definitivamente le direttive che prevedono una maggiore autonomia degli Stati nella fissazione delle aliquote e che giacciono ancora presso il Consiglio. La proposta di direttiva, infatti, prevede la possibilità di inserire aliquote e esenzioni a diretto vantaggio del consumatore finale per perseguire, in modo coerente, un obiettivo di interesse generale. In attesa, del via libera unionale, comunque, il legislatore (anche come confermato dalla Commissione europea) può intervenire sulle aliquote razionalizzandole e distribuendole in modo tale da anticipare alcuni effetti già individuati dalla norma unionale e ammessi dall’attuale disciplina. Sulle aliquote, inoltre, è necessario approfittare dell’occasione per razionalizzarle e integrarne il contenuto adeguandole alle diverse pronunce interpretative nazionali e unionali per renderle più chiare e di semplice applicazione.

2 Imposte di produzione e consumo. Per quanto riguarda il settore delle accise armonizzate l’obiettivo che si pone la delega è di rivedere la struttura e le aliquote della tassazione dei prodotti energetici e dell’energia elettrica con lo scopo di ridurre le emissioni di gas climalteranti. Qui l’obiettivo è particolarmente ambizioso e a dire il vero le linee guida di queste modifiche sono contenute nella proposta di direttiva inclusa nel pacchetto europeo del Green deal Ue. Il primo intervento da fare sarebbe quello di tassare i prodotti in base al loro contenuto energetico e quindi al loro impatto ambientale. Inoltre si dovrebbe prevedere una riduzione delle aliquote per l’utilizzo di energia rinnovabile o ecosostenibile. Nelle regole ora in discussione a Bruxelles si prevede tra l’altro un cambio di passo rispetto ai prodotti energetici fossili con un graduale incremento delle relative aliquote.

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