Effetto flat tax sulle dichiarazioni dei redditi del 2020. Nel 2019, primo anno d’imposta in cui è entrata a regime la tassa piatta al 5% (nuove attività) e al 15% per le partite Iva con ricavi o compensi fino a 65mila euro, il numero dei contribuenti che hanno scelto di diventare “forfettari” è cresciuto dell’82,5%, per arrivare a formare un vero e proprio esercito di oltre un milione e mezzo (1.563.000) di soggetti. Sono stati infatti oltre 700mila i contribuenti che hanno abbandonato definitivamente la progressività dell’Irpef per la flat tax di matrice giallo-verde che ha attirato soprattutto le partite Iva del commercio all’ingrosso e al dettaglio, nonché i professionisti: in questi settori quasi 9 contribuenti su 10 hanno scelto la tassa piatta (85,7%). Non si può dire lo stesso per le ripetizioni degli insegnati che avrebbero potuto dichiarare i pagamenti delle lezioni private e pagarci solo il 15% a titolo di Irpef. Ma l’idea non è piaciuta e non ha certo favorito l’emersione come si credeva (si veda il box in pagina).

È quanto emerge dalle analisi statistiche delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2020 per l’anno d’imposta 2019 pubblicate ieri dal Dipartimento delle Finanze. E dai dati emerge che l’adesione al regime forfettario ha fatto registrare anche una fuga dagli obblighi Iva. Sono circa 4,1 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva per l’anno d'imposta 2019, con un calo rispetto all’anno precedente dell’11,4 per cento. La causa, scrive il Dipartimento, è legata alla mancata presentazione della dichiarazione da parte dei soggetti che hanno aderito al regime forfettario il quale, tra i suoi vantaggi, prevede l’esonero dagli adempimenti Iva, tra cui quello della dichiarazione annuale. La marcata riduzione del numero dei dichiaranti dovuto alla diffusione del regime forfettario è evidenziata anche dal fatto che il calo più consistente, rispetto all’anno d’imposta precedente, si registra tra le ditte individuali (-20,8%). Nell’anno d'imposta 2019, per la prima volta, le dichiarazioni di «società ed enti» hanno superato in numero quelle delle «ditte individuali».

Tornando alle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche anche il 2019 ribadisce che i redditi da lavoro dipendente e da pensione rappresentano circa l’83% del reddito Irpef complessivo dichiarato al Fisco. Quello da pensione rappresenta il 30% del totale del reddito complessivo, mentre il restante 53% proviene dai lavoratori dipendenti. Il reddito medio dichiarato da questi ultimi è di 21.060 euro, quello dei pensionati è di 18.290 euro, in crescita grazie soprattutto all’effetto delle uscite anticipate dal mondo del lavoro legate a «quota 100». Il reddito medio da pensione, infatti, mostra una crescita del 2,4%, con oltre 18.500 soggetti in più. Risulta in crescita anche il reddito medio da lavoro dipendente (+1,1%), confermando il trend registrato nell'anno precedente. Il reddito medio più elevato è quello da lavoro autonomo, pari a 57.970 euro. Ma anche in questo caso entra in gioco la flat tax. L’uscita dai radar dell’Irpef di oltre 1,5 milioni di soggetti con ricavi o compensi fino a 65mila euro, lascia in gioco per le analisi del fisco solo i soggetti con ricavi più elevati.

Per quanto riguarda i modelli di dichiarazione più utilizzati, su oltre 41 milioni di contribuenti Irpef ben 22 milioni hanno utilizzato il 730, altri 9 il modello Redditi, e i restanti 10,4 milioni compaiono al fisco con le Certificazioni uniche. L’imposta netta dichiarata è stata di 165,1 miliardi per un valore pro capite di 5.300 euro. Sono ancora 10,4 milioni i contribuenti incapienti o con imposta netta pari a zero.

Tra i dati resi noti va ricordato anche l’ 1,7 milioni di dipendenti che nel 2019 hanno dovuto restituire il bonus di 80 euro. Bonus che ha comunque interessato 12,2 milioni di soggetti per un costo complessivo di 9,9 miliardi per le casse dell’Erario. Per altri 2,4 milioni di soggetti, invece, il bonus è stato superiore all’imposta netta dovuta e si è trasformato, di fatto, in un vero e proprio trasferimento di denaro per la parte eccedente l’Irpef netta dovuta (un trasferimento che in euro è stato pari a quasi un miliardo).

Infine, anche nel 2019 si conferma il successo della tassa piatta sul mattone con la cedolare secca sugli affitti che ha contribuito a ridurre del 2,2% rispetto al 2018 il reddito Irpef da fabbricati dichiarato al Fisco e che ammonta a 26,1 miliardi di euro.

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