Ancora un rinvio di 30 giorni per il via del nuovo processo di rilascio delle prove di origine, che abbandona il precedente sistema dei certificati previdimati in favore dell’attivazione di procedimenti amministrativi di controllo preventivi e puntuali.
La circolare 16/D/2020 ha infatti prorogato l’attivazione del nuovo sistema di origine previsto per il prossimo 22 giugno, ciò anche perché, oltre alla grave crisi in corso, nella stessa data è previsto un public hearing dell’agenzia Dogane Monopoli con le maggiori associazioni di categoria nazionali, per discutere anche dell’argomento Eur1 che, in effetti, preoccupa non poco il comparto degli esportatori.
In realtà, la spiegazione del rinvio dovrebbe rintracciarsi nella necessità di far comprendere agli operatori l’esistenza e l’importanza di strumenti di rilievo per rilanciare l’export agli albori di questa fase di ripartenza in cui le imprese sono impegnate su vari fronti votati al business internazionale.
I nuovi strumenti di qualificazione
Su tutti, spicca ovviamente l’Aeo, ossia la certificazione di qualità doganale alla quale tutto il commercio transfrontaliero dovrebbe ambire, in grado di fornire un set amplissimo di benefici ed agevolazioni di diretto impatto sulle casse delle aziende. A questo, si aggiunge l’ottenimento dello status di esportatore autorizzato, che consente di indicare l’origine preferenziale delle merci direttamente in fattura e che, peraltro, è la vera chiave per superare le potenziali crisi derivanti dall’entrata in vigore, il prossimo 21 luglio, del nuovo sistema di rilascio dei certificati cartacei. Il rischio per gli operatori non qualificati come esportatori autorizzati, infatti, è quello di vedere le merci ferme in dogana in attesa dell’autorizzazione a procedere ad export preferenziali mediante il rilascio dei certificati di circolazione Eur1. Questo perché, per avere un certificato, sarà necessario recarsi in dogana, presentare un’istanza ed attendere l’esito del relativo procedimento, che può essere rapido oppure rallentato dall’alto numero di richieste da esitare.È questo un fattore ignoto, ancora imprevedibile, dunque un potenziale rallentamento per l’export.Non a caso, il nuovo processo avrebbe dovuto entrare in vigore proprio il 22 giugno prossimo, ma a causa dell’emergenza sanitaria ancora in corso e delle istanze da più parti ricevute, con la circolare 16/D del 17 giugno 2020, l’agenzia Dogane Monopoli ha inteso prorogare ancora il termine di attivazione del nuovo regime e concedere agli operatori ulteriori 30 giorni.
Cosa succede dal 21 luglio
Dal 21 luglio, dunque, termina la pratica di rilascio di Eur1 c.d. “previdimati”, in base alla quale gli esportatori potevano ottenere i certificati di fatto senza istruttoria, il giorno delle operazioni, acquisendo un gruppo di documenti “in bianco” e restituendo agli uffici i modelli non utilizzati.Sul punto, le Dogane hanno assicurato massimo impegno e garantito tempi ridotti per il rilascio degli Eur1 per le esportazioni ripetitive e corsie privilegiate per il raggiungimento dello status di esportatore autorizzato da parte di soggetti noti alle dogane o certificati AEO.Insomma, è stata offerta un’importante apertura, consentendo l’accesso ai sistemi di semplificazione anche alle piccole e medie imprese, che tuttavia, almeno in numero assoluto, ancora non hanno accolto l’invito dell'amministrazione. Insomma, si va ora incontro ad un modello tutto nuovo, che l’agenzia ha preparato con cura ma che, inevitabilmente, potrà creare lungaggini procedurali dovuti a particolari contingenze in cui le richieste sono massive e difficilmente gestibili in un giorno lavorativo.Per questo, prima ancora del rilascio dei certificati, resta più che mai attuale e necessario il tema del riconoscimento dello status di esportatore autorizzato, che permette di attestare l’origine direttamente sulle fatture di vendita, senza bisogno degli Eur1 e, dunque, di attivare un procedimento ad hoc.È questa, sicuramente, la frontiera di qualità che devono inseguire gli operatori nazionali, approfittando del momento per l’esecuzione di controlli di origine interni, audit di compliance, diffondere cultura doganale e beneficiare dei vantaggi che sono previsti dalla regolazione UE di settore.

