Il green new deal entra nella Nota di aggiornamento al Def approdata ieri in Consiglio dei ministri come «perno della strategia di sviluppo del Governo», come anticipato sul Sole 24 Ore di domenica scorsa. La Nadef preannuncia un disegno di legge ad hoc per la transizione ecologica del Paese, che sarà un collegato alla legge di bilancio. La manovra istituirà due fondi di investimento dedicati, assegnati allo Stato e agli enti territoriali, per un valore complessivo di 50 miliardi in 15 anni, che si avvarranno come dotazione iniziale di partenza per il 2020 anche dei fondi europei non spesi della programmazione 2014-2020, pari a circa 40 miliardi, e di quelli residui del fondo investimenti creato da Pier Carlo Padoan nel 2018, rilanciato dalla scorsa legge di bilancio. I due fondi si affiancheranno e daranno continuità a quelli costituiti con le ultime manovre.

Ma la Nota mette anche nero su bianco la speranza di una revisione della regola della spesa «che escludesse determinate categorie di beni di investimento». Va in questa direzione la “green rule” proposta dal M5S e condivisa dal Pd per scomputare dal calcolo del deficit fino al 2,5% del Pil per gli investimenti verdi.

Le risorse sul piatto saranno assegnate «per attivare progetti di rigenerazione urbana, di riconversione energetica e di incentivo all’utilizzo di fonti rinnobavili». Un impegno che, specifica la Nadef, non andrà comunque a discapito della realizzazione degli interventi necessari per la tutela del territorio e la difesa della biodiversità e di quelli relativi alle reti di comunicazione e di connessione, cruciali per innovare.

I piani di investimento pubblico dovranno porre al centro la protezione dell’ambiente, la diffusione delle rinnovabili, il contrasto ai cambiamenti climatici e la qualità dell’aria. Per la piena attuazione dell’eco-innovazione si fa riferimento anche agli «strumenti di finanza sostenibile in corso di predisposizione a livello europeo», nonché a una rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi (stralciata dal decreto ambiente del ministro Sergio Costa) e all’introduzione di nuove imposte ambientali, che dovrebbero aumentare il gettito dello 0,1% del Pil (circa 2 miliardi). Un fondo ad hoc è previsto per orientare le iniziative imprenditoriali in questa direzione, tentando anche di sostenere il fondo per il mecenatismo ambientale.

Non solo. L’Italia sta avviando un progetto per sviluppare un Piano d’azione per la riforma fiscale ambientale, in collaborazione con lo Structural Reform Support Service della Commissione europea e con l’Ocse E per riconvertire il sistema produttivo si prospetta «un contestuale rafforzamento delle politiche di sviluppo a sostegno dell’innovazione, anche attraverso la combinazione di intervento pubblico e privato». Imprenscindibile, secondo l’Esecutivo, anche un «consistente investimento in capitale umano per aggiornare le conoscenze dei lavoratori già impiegati che si trovano ad affrontare la transizione tecnologica e innovare la formazione scolastica e accademica» nell’ottica di fornire risposte più efficaci al mondo del lavoro. Il piano Impresa 4.0, conferma la Nadef, sarà aggiornato nell’ambito di una nuova strategia nazionale dell’innovazione centrata sullo sviluppo di politiche sostenibili e green.

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