Complice l’emergenza da Covid-19, il Fisco ha abbassato a 7,19 miliardi l’obiettivo annuale delle entrate da contrasto all’evasione fiscale. Una delle cifre più basse degli ultimi anni, che risente anche del rinvio al 2021 di tutti i pagamenti delle cartelle, compresi i circa 900 milioni della rottamazione-ter e del saldo e stralcio.

Quanto agli accertamenti totali previsti per i prossimi anni, la convenzione tra le Entrate e il ministero dell’Economia non si sbilancia, limitandosi a fornire solamente il numero di quelli da emettere nei confronti delle piccole imprese e dei professionisti. Mentre per quest’anno viene indicata la cifra tonda di 100mila accertamenti ordinari per imposte dirette, Iva e Irap, riferibili alla totalità dei soggetti. Ma, attenzione, le tabelle fanno riferimento ad atti «emessi/eseguiti». Una dicitura che allude all’obbligo - previsto per i funzionari fiscali dal decreto Rilancio - di limitarsi quest’anno a emettere l’accertamento, notificandolo poi al contribuente nel 2021, a meno che non ci siano ragioni di urgenza che ne impongono l’immediata notifica. Ad esempio la presenza di reati tributari o un concreto pericolo per la riscossione con sottrazione di fondi o pesanti frodi tributarie.

È chiaro allora che tra i 100mila avvisi di quest’anno ci saranno anche quelli “urgenti” subito notificati, mentre gli altri potranno arrivare dal 1° gennaio in poi. Fermo restando l’obbligo di convocare il contribuente per il contraddittorio preventivo già prima dell’emissione dell’atto (obbligo entrato in vigore dal 1° luglio scorso e applicabile solamente agli avvisi “non parziali”).

Insomma, a meno di situazioni di immediato pericolo per l’Erario, quest’anno non ci sarà la classica “corsa alla notifica” entro il 31 dicembre. E, con ogni probabilità, non ci sarà neppure un’ondata di avvisi in partenza all’inizio del 2021. L’arretrato accumulato in questi mesi, però, rappresenta un nodo che prima o poi verrà al pettine. Con implicazioni pesanti sia per gli uffici, sia per i contribuenti. La macchina amministrativa dovrà gestire l’anno prossimo sia le notifiche rinviate dal 2020 sia quelle “naturalmente” in scadenza nel 2021. Il tutto con un organico che perderà 5.900 dipendenti nel triennio 2020-22.

Per i contribuenti, invece, la difficoltà sarà soprattutto di tipo economico. Se la situazione non migliorerà in fretta, le contestazioni del Fisco saranno recapitate a imprese e professionisti con livelli di utili e fatturato ancora lontanissimi dai livelli pre-corronavirus.

La convenzione tra l’Agenzia e il ministero indica una robusta ripresa del recupero, destinato a superare già l’anno prossimo i 14 miliardi e i 15 nel 2022. Praticamente il doppio delle cifre stimate per il 2020. Ma è chiaro che queste previsioni - che oggi possono suonare più o meno plausibili - andranno misurate sulla situazione effettiva della pandemia e dell’economia.

Nel frattempo, il Fisco continuerà a far leva sugli inviti alla compliance, cioè sulle sollecitazioni all’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti. Una sorta di volto gentile della lotta all’evasione, in attesa di tempi migliori. Proprio dalla compliance sono attesi 600 milioni all’anno nel 2020-22.

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