Il Fisco scommette sul titolare effettivo per smontare gli schemi elusivi e nel contrasto agli illeciti tributari connessi alle criptoattività. Sul decreto legislativo (esaminato in via preliminare dal Cdm del 10 marzo e ora all’esame delle commissioni Giustizia e Finanze della Camera per i pareri) arriva un endorsement del direttore delle Entrate Vincenzo Carbone. Nell’audizione a Montecitorio il numero uno dell’Agenzia ha sottolineato come nel contrasto all’evasione e agli illeciti internazionali ed esteri «ha ormai assunto un ruolo centrale l’identificazione del titolare effettivo (cosiddetto beneficial owner), inteso come la persona fisica che, in ultima istanza, possiede, controlla o trae beneficio da un’entità giuridica (quale una società o un trust), oppure per conto della quale viene realizzata un’operazione finanziaria».

Ancora oggi il Fisco si trova a fare i conti con strutture opache. «Da un lato, si incontrano, nelle indagini, difficoltà – ha fatto notare Carbone - connesse alla complessità delle strutture proprietarie, che spesso fanno uso di soggetti prestanome, società di copertura o altri meccanismi per dissimulare la reale struttura proprietaria; d’altra parte, nel contesto internazionale, alcune giurisdizioni presentano normative deboli in materia di divulgazione dell’effettivo beneficiario, rendendo complesso ottenere informazioni accurate e affidabili».

Ma ci sono fenomeni sempre più difficili da contrastare anche collegati alle criptoattività. L’Agenzia ha avviato piani mirati di contrasto e «l’identificazione del titolare effettivo è un tema di assoluto interesse, stante il carattere ontologicamente anonimo delle operazioni poste in essere sulla blockchain: il corretto assolvimento degli obblighi in materia di antiriciclaggio consente alle autorità preposte al contrasto all’evasione di verificare, al contempo, il rispetto della normativa in materia di monitoraggio fiscale e la tassazione dei reddito».

Sempre più fondamentale anche la collaborazione anche con le altre autorità. Al quesito posto da Giulio Centemero (Lega) sugli effetti in termini di limitazione del flusso di informazioni dovuti al fatto che i principali Casp (prestatori di servizi per le criptoattività) siano stati autorizzati da altri Paesi, Carbone ha risposto che «l’agenzia delle Entrate basa sempre più l’azione di contrasto all’evasione sull’acquisizione e sull’analisi delle informazioni. Sicuramente ci aiuta analizzare il maggior numero di informazioni possibile. Alla base di tutto ci dovrebbe essere una maggiore interlocuzione tra attività preposte al contrasto all’evasione».

Riproduzione riservata Ⓒ