Si definisce il quadro per la corsa agli incentivi sul biometano. Le regole sono state previste dal ministero della Transizione ecologica (decreto del 15 settembre 2022) che ha così attuato alla missione 2, componente 2, investimento 1.4 del Pnrr («Sviluppo del biometano, secondo criteri per promuovere l’economia circolare»), che all’articolo 11 del Dlgs 199/2021 in materia di incentivazione alla realizzazione di impianti a biometano e alla incentivazione alla produzione. La norma è di fondamentale importanza per il settore perché sblocca fondi per un ammontare complessivo pari a oltre 1,7 miliardi di euro da utilizzare entro il 2026.
Gli impianti interessati
La misura, tesa a sostenere la produzione di biometano da immettere in rete, è riservata agli impianti di nuova realizzazione alimentati da matrici agricole e da rifiuti organici, o da impianti già in funzione per la produzione di elettricità da biogas agricolo oggetto di riconversione. Per poter partecipare alla agevolazione, oltre a non dover essere impresa in difficoltà, né essere oggetto di interdittiva e a non dover aver fruito del precedente decreto Biometano (Dm 2 marzo 2018), è necessario che gli interventi di realizzazione o di conversione non siano iniziati prima della pubblicazione della graduatoria successiva al bando e siano comunque conclusi non oltre il 30 giugno 2026.
Il Gse provvederà ad aprire nel corso degli anni 2022, 2023 e 2024 dei bandi per l’assegnazione delle quote di produzione di biometano. In particolare, per il 2022 verrà aperto un solo bando da 67mila smc (metri cubi), mentre nei due anni successivi verranno aperti almeno due bandi per ciascuna annualità per 95mila smc l’anno da assegnare.
I requisiti
L’accesso agli incentivi sarà riservato agli impianti che rispondono ai requisiti dell’articolo 4 del decreto. In particolare, le imprese devono già essere in possesso di un titolo abilitativo per la costruzione e l’esercizio dell’impianto, devono già avere un preventivo per la connessione alla rete di trasporto del gas.
Inoltre, oltre a rispettare il principio di «non arrecare un danno significativo», gli impianti devono garantire di produrre biometano da materie prime che garantiscano una riduzione di almeno l’80 % delle emissioni di gas a effetto serra, ovvero, nel caso di impianti destinati al settore trasporti, una riduzione di almeno il 65 per cento.
Gli impianti devono anche essere dotati di vasche di stoccaggio del digestato, di volume pari alla produzione di almeno 30 giorni, che devono essere a tenuta di gas e dotate di sistemi di captazione e recupero del gas da reimpiegare per la produzione di energia elettrica, termica o di biometano, a meno che il digestato non venga stoccato, ma avviato direttamente al processo di compostaggio.
Duplice incentivo
L’incentivo concesso è duplice: da un lato è prevista l’erogazione di un contributo in conto capitale del 40% riconosciuto su un ammontare di spesa differenziato a seconda che l’impianto sia nuovo o riconvertito, a seconda se agricolo o alimentato da rifiuti e della capacità produttiva di biometano; dall’altro è prevista l’erogazione di una tariffa incentivante applicata alla produzione netta di biometano per una durata di 15 anni ed erogata dalla data di entrata in esercizio dell’impianto.
Partecipazione telematica
Resta ora da attendere la pubblicazione del bando, la cui partecipazione sarà esclusivamente in via telematica sul portale messo a disposizione dal Gse. La domanda dovrà contenere, oltre alla documentazione tecnico-amministrativa richiesta, anche il ribasso percentuale offerto da ciascuna impresa partecipante rispetto alla tariffa di riferimento. Questo provvederà a valutare le domande ricevute entro novanta giorni dalla chiusura del bando e a pubblicare la graduatoria dei soggetti ammessi al beneficio calcolata, nel rispetto dei requisiti, sulla base del ribasso offerto.


