L'argomento trattato in questo articolo è oggetto di specifico approfondimento nel percorso formativo "Compliance Sportiva nel Calcio Professionistico".
La tematica
Nel panorama del calcio professionistico moderno, la compliance sportiva riveste un ruolo sempre più centrale. Essa comprende l'insieme delle regole, normative e procedure volte a garantire che le società rispettino le leggi vigenti, i regolamenti sportivi (nazionali ed internazionali) ed i principi etici. Una gestione efficace della compliance permette ai Club non solo di evitare sanzioni disciplinari, economiche o penali, ma anche di tutelare la propria reputazione e credibilità.
In un contesto in cui la trasparenza, la sostenibilità e l'integrità sportiva sono diventati requisiti fondamentali, investire in sistemi di compliance strutturati rappresenta un fattore strategico per il successo e la crescita a lungo termine delle società calcistiche.
La compliance non può più essere considerata un adempimento accessorio, né un fascicolo documentale da predisporre solo in occasione dell'iscrizione al campionato. È, invece, un vero sistema di governance e gestione del rischio, indispensabile per proteggere il Club, i suoi amministratori, i dirigenti, i tesserati, i collaboratori, gli sponsor, i tifosi e, più in generale, tutti gli stakeholder coinvolti nell'attività sportiva.
Una società professionistica che partecipa al Campionato Nazionale di Serie A, serie B o Lega Pro deve oggi dimostrare non solo solidità economico-finanziaria e capacità organizzativa, ma anche adeguatezza dei presidi interni di controllo. Il Club è chiamato a prevenire molteplici rischi tra cui i rischi penali, sportivi, disciplinari, reputazionali, fiscali, previdenziali, di safeguarding, privacy, sicurezza dello stadio, gestione della tifoseria, rapporti con agenti, fornitori, sponsor e controparti esterne.
In questa prospettiva nasce l'esigenza richiesta dal mercato di formare figure professionali capaci di leggere il calcio non solo come fenomeno sportivo, ma come organizzazione complessa, sottoposta a precise regole statali, federali, di Lega, della UEFA/FIFA e di mercato.
La Normativa, prassi e giurisprudenza di riferimento
Il quadro normativo di riferimento è articolato e multilivello.
Sul piano statale rileva anzitutto il D.Lgs. 231/2001, che disciplina la responsabilità amministrativa degli enti e impone ai Club di dotarsi di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati commessi nell'interesse o a vantaggio della società.
Questo perché nel calcio professionistico assumono particolare rilievo i reati societari, tributari, di riciclaggio, corruzione tra privati, frode in competizioni sportive, reati informatici, sicurezza sul lavoro, delitti contro la Pubblica Amministrazione, riciclaggio e violazioni connesse alla gestione dei flussi finanziari.
Rilevano ancora il D.Lgs. 36/2021, in materia di riforma dello sport e lavoro sportivo, il D.Lgs. 39/2021, art. 16, in materia di modelli organizzativi e codici di condotta per la tutela dei minori e la prevenzione di abusi, violenze e discriminazioni, il D.Lgs. 24/2023 sul whistleblowing, il GDPR e il Codice Privacy per il trattamento dei dati personali.
Sul piano federale, il riferimento centrale è rappresentato dall'art. 7, comma 5, dello Statuto FIGC e dal Codice di Giustizia Sportiva FIGC, che valorizzano l'adozione, l'idoneità e l'effettiva attuazione dei modelli organizzativi diretti a prevenire atti contrari ai principi di lealtà, correttezza e probità sportiva mentre le Linee Guida FIGC costituiscono il principale riferimento per la costruzione del Modello organizzativo e di prevenzione sportiva.
Ed ancora, in materia di Safeguarding, assumono rilievo le Linee Guida FIGC approvate con C.U. n. 87/A del 31 agosto 2023 ed il Regolamento FIGC per la prevenzione e il contrasto di abusi, violenze e discriminazioni, approvato con C.U. n. 68/A del 27 agosto 2024. Tali fonti richiedono l'adozione del Modello di organizzazione e controllo dell'attività sportiva, del Codice di Condotta, della procedura di segnalazione e la nomina del Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni da comunicare alla FIGC tramite il portale servizi federale, con autocertificazione sottoscritta dal legale rappresentante, e pubblicata sul sito istituzionale della società e resa conoscibile presso la sede del Club.
Quanto al profilo sanzionatorio, l'art. 28-bis del Codice di Giustizia Sportiva FIGC (introdotto con il C.U. n.69/A del 27 agosto 2024) prevede specifiche conseguenze disciplinari in materia di contrasto ad abusi, violenze e discriminazioni. In particolare, le società sportive professionistiche e dilettantistiche che non adempiono agli obblighi previsti dal Regolamento FIGC Safeguarding sono punite con la multa; il mancato invio delle dichiarazioni relative agli adempimenti safeguarding integra autonoma violazione; il legale rappresentante che rilascia dichiarazioni non veritiere è punito con l'inibizione; il Responsabile Safeguarding che non adempie ai propri obblighi è punito con l'inibizione; i tesserati che pongono in essere condotte di abuso, violenza o discriminazione sono soggetti a squalifica o inibizione, con aggravamenti nei casi più gravi.
Per le società professionistiche, rileva altresì il Manuale Licenze Nazionali FIGC 2026/2027, (CU. 126/A) che disciplina i requisiti per la partecipazione ai campionati professionistici con adempimenti legali,
La prassi federale dimostra che gli adempimenti in materia di compliance non possono essere considerati meramente formali. La nomina del Responsabile Safeguarding, l'adozione del MOCAS, del Codice di Condotta, della procedura di segnalazione e la loro comunicazione attraverso i canali federali costituiscono passaggi essenziali e tracciabili. Analogamente, il Modello 231 e il Modello di prevenzione sportiva ex art. 7, comma 5, Statuto FIGC devono essere effettivamente attuati, aggiornati, comunicati, accompagnati da formazione e dotati di flussi informativi verso gli organi di controllo.
Infine, sul piano giurisprudenziale, assume rilievo la decisione del Tribunale Federale Nazionale FIGC, Sezione Disciplinare, n. 164 del 16 febbraio 2026, che ha affermato la rilevanza disciplinare del ritardo nella nomina del Responsabile Safeguarding e della mancata trasmissione del Modello Organizzativo di Controllo e del Codice di Condotta. Il TFN ha precisato che gli obblighi di nomina del Responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni, nonché di adozione e comunicazione del Modello Organizzativo e del Codice di Condotta, sono assistiti da termini la cui inosservanza integra autonoma violazione disciplinare. La tardiva ottemperanza, anche se successiva a sollecitazioni dell'organo federale competente, non esclude la responsabilità.
Sempre in materia safeguarding, la giurisprudenza della Corte Federale d'Appello FIGC ha valorizzato la posizione di garanzia del presidente della società e del Responsabile Safeguarding, evidenziando che tali figure non possono assumere un ruolo meramente formale, ma devono esercitare funzioni effettive di prevenzione, vigilanza, monitoraggio, formazione e intervento. La scelta di un Responsabile non adeguatamente preparato può assumere rilievo anche sotto il profilo della culpa in eligendo e della carenza organizzativa del Club.
Con riferimento ai modelli organizzativi e alla responsabilità della società, rileva la decisione del Collegio di Garanzia dello Sport CONI n. 20/2025, che ha affrontato il tema dell'efficacia del modello organizzativo unico adottato ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e dell'art. 7, comma 5, Statuto FIGC. La pronuncia conferma la centralità dell'adozione, dell'aggiornamento, dell'effettiva attuazione, dei controlli, della formazione, del sistema disciplinare, del whistleblowing e dei flussi informativi, quali elementi decisivi per valutare se il modello sia realmente idoneo a prevenire comportamenti contrari ai principi dell'ordinamento sportivo.
Da tali riferimenti emerge un principio ormai consolidato: il Club non è chiamato soltanto ad adottare documenti, ma a dimostrare l'effettività del proprio sistema di compliance. Modello 231, Modello ex art. 7 FIGC, MOCAS, Codice Etico, Codice di Condotta Safeguarding, procedura whistleblowing, procedure di segnalazione, nomine e flussi informativi devono costituire un sistema unitario, aggiornato, comunicato, tracciato e verificabile.
Il caso operativo
Si immagini un Club di calcio professionistico neo-promosso o stabilmente partecipante al Campionato Nazionale di Serie A, Serie B o Lega Pro per la stagione sportiva 2026/2027.
Il Club dispone di una struttura amministrativa e sportiva funzionante, ma non ha ancora completato l'aggiornamento del proprio sistema di compliance. Il Modello 231 risulta datato; il Modello ex art. 7 Statuto FIGC non è stato ancora formalmente adottato; la procedura whistleblowing non è collegata a una piattaforma digitale sicura; il MOCAS e il Codice di Condotta Safeguarding sono presenti solo in bozza; la nomina del Responsabile Safeguarding non è stata comunicata tramite portale FIGC; il regolamento d'uso dello stadio non è coordinato con il codice di comportamento del tifoso; i flussi tra OdV, Organismo di Garanzia, Comitato Etico, Responsabile Safeguarding, Gestore Whistleblowing e DPO non sono disciplinati.
In tale scenario il rischio non è soltanto documentale. Il Club potrebbe trovarsi esposto a contestazioni federali, responsabilità disciplinari, criticità in sede di controlli, rischi reputazionali, incertezze nella gestione delle segnalazioni e vuoti di responsabilità interna.
La soluzione
La soluzione consiste nella costruzione di un sistema integrato di compliance sportiva, approvato dal Consiglio di Amministrazione e concretamente attuato.
Il primo passaggio è l’assessment documentale e organizzativo: verifica di statuto, organigramma, deleghe, procure, contratti, bilanci, procedure, canali di segnalazione, policy safeguarding, privacy, sicurezza, ticketing e rapporti con i tifosi.
Il secondo è la gap analysis rispetto a normativa statale, FIGC, Lega di appartenenza e Manuale Licenze Nazionali al fine di poter adottare le azioni correttive.
Il terzo è l'adozione o aggiornamento dei documenti principali: Modello 231, Modello di prevenzione sportiva ex art. 7, comma 5, Statuto FIGC, Codice Etico, procedura whistleblowing con piattaforma sul sito del Club, MOCAS, Codice di Condotta Safeguarding, procedura di segnalazione safeguarding, Codice Etico, di comportamento e gradimento del tifoso, Regolamento d'uso dello stadio e Codice di Condotta interno.
Il quarto passaggio riguarda le nomine: Organismo di Vigilanza 231, Organismo di Garanzia per il modello sportivo, Responsabile Safeguarding, Responsabile o Delegato Tutela Minori, Comitato Etico, Gestore delle segnalazioni whistleblowing, DPO o Referente Privacy.
Il quinto e ultimo passaggio è l'attuazione: pubblicazione sul sito, comunicazioni interne, sottoscrizione dei documenti da parte dei destinatari, formazione, audit periodici, report agli organi sociali e aggiornamento costante.
Gli errori da evitare
Il primo errore è considerare la compliance come un fascicolo da conservare in archivio. Il modello non serve se non viene attuato, conosciuto, aggiornato e verificato.
Il secondo è sovrapporre Modello 231 e Modello ex art. 7 FIGC. I due strumenti dialogano, ma non coincidono: il primo presidia la responsabilità da reato dell'ente, il secondo la prevenzione di condotte contrarie ai principi sportivi.
Il terzo è adottare una procedura whistleblowing senza un canale effettivamente riservato, sicuro e tracciabile.
Il quarto è nominare il Responsabile Safeguarding senza comunicare la nomina sul portale FIGC, senza pubblicarla sul sito e senza inserirla nei flussi operativi del Club.
Il quinto è approvare MOCAS e Codice di Condotta Safeguarding senza formazione specifica per settore giovanile, staff tecnico, dirigenti, collaboratori e famiglie.
Il sesto è non coordinare regolamento d'uso dello stadio, codice di comportamento del tifoso, ticketing, sicurezza, stewarding e provvedimenti di mancato gradimento.
Il settimo e ultimo errore è non disciplinare i flussi tra OdV, Organismo di Garanzia, Comitato Etico, Responsabile Safeguarding, Gestore Whistleblowing e DPO. La mancanza di coordinamento genera duplicazioni, ritardi e responsabilità.
Check list di verifica
Una società professionistica dovrebbe verificare i seguenti punti:
Le Conclusioni
La compliance nel calcio professionistico non è più una materia riservata agli uffici legali o agli organi di controllo.
È una competenza trasversale che riguarda amministratori, dirigenti, area sportiva, settore giovanile, segreteria, comunicazione, sicurezza, privacy, finanza e relazioni con i tifosi.
Un Club moderno deve saper dimostrare non solo di avere adottato i documenti richiesti, ma di averli resi vivi, conosciuti e applicati. La vera differenza non è tra chi possiede un modello e chi non lo possiede, ma tra chi utilizza la compliance come strumento di prevenzione, governo e reputazione e chi la considera un semplice adempimento formale.
In questo articolo sono stati analizzati i profili essenziali.
Nel percorso formativo "Compliance Sportiva nel Calcio Professionistico" questo argomento sarà approfondito insieme agli altri ad esso correlati attraverso casi pratici, documentazione, modelli e soluzioni applicative.
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