Le banche e le imprese di investimento devono gestire i rischi a cui sono esposte per effetto dell'impatto dei fattori ambientali, sociali e di governance (fattori Esg) sulla clientela o sugli emittenti di strumenti finanziari. È questo il principale obbiettivo del documento redatto in bozza dall'Autorità bancaria europea (Eba) lo scorso mese di ottobre, che dovrà essere consegnato nel mese di giugno.

Per rendere il processo più efficace, l'Eba valuterà l'inclusione dei rischi che emergono dai fattori Esg nell'attività di vigilanza. Con rilevanza potenziale, quindi, sul patrimonio di vigilanza delle banche.

In quanto aziende, le istituzioni finanziarie sono soggette direttamente ai fattori Esg. Ad esempio, alle emissioni di CO2 o agli effetti sulla reputazione di fattori sociali, come le condizioni di lavoro. Tuttavia, il documento si focalizza sui rischi a cui esse sono esposte a causa dell'impatto dei suddetti fattori sulle loro controparti.

La rilevanza dei fattori Esg per le banche dipende dalla natura del business, dal tipo di attività detenute (ad esempio, settori e ubicazione geografica delle controparti, emittenti di strumenti finanziari investiti) e dalla passività emesse. Nel caso delle imprese di investimento, il concetto di controparte può essere meno rilevante in quanto i rischi Esg possono manifestarsi attraverso le attività detenute tramite l'attività di investimento.

L'Eba riconosce che gli indicatori e i metodi per la valutazione dei rischi attualmente in uso risultano più avanzati per i rischi ambientali. Pertanto, nella fase iniziale, potrà essere dato maggiore rilievo a questi rischi e solo, successivamente e gradualmente, potranno essere considerati quelli sociali e di governance.

Esistono diversi metodi per valutare l'allineamento dei portafogli delle istituzioni con gli obiettivi di sostenibilità globale e per analizzare il rischio causato dalle esposizioni verso determinati settori economici. Ogni approccio è diverso in termini di ciò che misura e di come il risultato può essere utilizzato. La decisione su quale metodo scegliere spetta all'istituzione, in funzione delle dimensioni, della complessità e del modello di business.

Per rendere più efficace la gestione dei rischi Esg, l'Eba ritiene necessaria la loro incorporazione nelle strategie e nei processi aziendali delle istituzioni, nella governance interna e nei processi di gestione dei rischi.

L'inclusione nella strategia aziendale e nei processi di business migliora la resilienza economica delle istituzioni nel lungo termine. Guidando l'attività aziendale verso una direzione coerente con la trasformazione ambientale e sociale prevista, le istituzioni hanno maggiori probabilità di evitare gli impatti negativi dei rischi Esg.

Un aspetto chiave per un'efficace attuazione dei principi di sostenibilità è l'azione sui dispositivi di governance. In questo ambito occorre prevedere un adeguato coinvolgimento dell'organo di gestione nella creazione di una cultura del rischio e nella definizione della sua propensione, nonché predisporre un solido sistema dei controlli interni.

È importante, inoltre, incorporare i rischi Esg nel framework di gestione dei rischi, ponendo attenzione al momento in cui vengono originati, alla raccolta delle informazioni, alla fase di valutazione e monitoraggio. Cruciale, in tale ambito, è stabilire la propensione al rischio (risk appetite), redigere una specifica policy e fissare dei limiti operativi. I rischi Esg possono condizionare negativamente la performance finanziaria e la solvibilità delle banche. Essi, quindi, secondo l'Eba, dovrebbero essere inclusi nel processo di revisione e valutazione prudenziale (supervisory review and evaluation process o Srep) incorporando, innanzitutto, i relativi fattori nell'analisi del modello di business, inclusa la sua resilienza nel lungo termine. Lo Srep dovrebbe, inoltre, considerare i rischi Esg anche nella valutazione della governance e del sistema dei controlli interni.

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