Il 63° Congresso nazionale dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili (Ungdcec), oggi e domani a Napoli, non si limita a essere un appuntamento associativo, ma vuole essere un’occasione nella quale i giovani commercialisti avanzano una richiesta chiara di necessaria evoluzione del rapporto tra Fisco e contribuente in chiave sistemica e non riduttiva. Rapporto che non può prescindere dalla presenza del commercialista, facilitatore del dialogo e interprete di una normativa complessa. L’esigenza non è quella di un minore controllo da parte dell’amministrazione finanziaria, bensì di maggiore certezza normativa, condizione essenziale per orientare correttamente comportamenti e decisioni. La certezza del diritto deve tradursi in regole stabili e coerenti che evitino ambiguità ed eccessiva interpretazione, fonti di contenzioso e inefficienze.

Il titolo scelto, «PROVA D’INTESA», condensa in due parole l’obiettivo dell’Unione che è quello di portare all’attenzione dell’amministrazione finanziaria il proprio punto di vista, le difficoltà esternate dagli associati, con il fine di trovare una soluzione comune.

Un primo aspetto oggetto di confronto richiama l’esigenza, oggi centrale nel diritto della crisi, di costruire un punto di equilibrio tra salvaguardia del credito pubblico e continuità dell’impresa. La necessità di un tempestivo confronto con l’agenzia delle Entrate, il ruolo dell’attestatore nel dimostrare la convenienza delle soluzioni proposte, gli strumenti di gestione del debito fiscale, fino al tema del cram down quale possibile superamento del dissenso con l’erario. Il filo conduttore è uno: verificare se l’ordinamento sia oggi in grado di far funzionare questi strumenti in modo coordinato, trasformando una relazione tradizionalmente conflittuale in un processo realmente orientato al risanamento e alla massimizzazione del valore, oppure se permangano criticità che rendono ancora incerto l’equilibrio tra l’interesse erariale, pubblico, e la soluzione della crisi con la sopravvivenza aziendale.

Il dibattito si sposterà poi sul terreno della compliance collaborativa. In un panorama normativo che muta con velocità disorientante, il rafforzamento del dialogo preventivo tra istituzioni e professionisti diventa l’unico strumento per costruire un rapporto più equo. Sulla quotidianità si evidenzia ancora sempre una forte domanda di semplificazione reale, intesa non come spostamento degli oneri sugli intermediari, ma come eliminazione di adempimenti duplicati e a basso valore aggiunto.

In tale prospettiva, la digitalizzazione è considerata leva strategica, purché orientata alla qualità, stabilità e interoperabilità delle piattaforme.

Quando poi l’intesa inizia a vacillare e il rapporto si sposta in contenzioso, centrale è il tema delle garanzie nel processo tributario. Le recenti evoluzioni, normative prima e giurisprudenziali poi, non sempre allineate, impongono una riflessione sull’onere della prova e sul principio del favor probationis. Limitare l’abuso delle presunzioni e riequilibrare le forze in campo durante il contenzioso è l’unico modo per assicurare al contribuente un effettivo diritto di difesa, principio cardine di ogni democrazia moderna.

Intesa, invece, nata tra Ungdcec e Il Sole 24 Ore, tramite una sorta di osservatorio congiunto sull’evoluzione della professione, con spazi dedicati per idee e iniziative dell’associazione, contribuendo a un’informazione qualificata e a un dialogo concreto tra professionisti, amministrazione e società civile.

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