Matteo Salvini continua a ripetere che è necessario mantenere lo stop alle notifiche delle cartelle esattoriali che dovrebbero riprendere mercoledì 1° settembre. Il leader della Lega ha ripetuto di averlo detto anche al presidente del Consiglio, in occasione dell’incontro di lunedì scorso con Mario Draghi: «Ci sono 60 milioni di cartelle esattoriali da fermare».
Al momento non c’è alcun provvedimento (neppure in lavorazione),che preveda di spostare più in là l’invio delle richieste di pagamento.
A questo punto è assai improbabile (per non dire escluso) che venga alla luce entro la data di scadenza dell’ultima sospensione stabilita dal Sostegni bis, ovvero martedì 31 agosto.
Anche se quello della scadenza del termine è un aspetto aggirabile, almeno momentaneamente. È già avvenuto in passato, che, nonostante la possibilità di riprendere le notifiche, l’agenzia delle Entrate sia rimasta ferma in attesa di segnali da parte del Governo. Ed è quello su cui conta Salvini.
Stavolta però è diverso. Palazzo Chigi per ora non si esprime, ma Draghi ha già fatto capire che non è intenzionato a proseguire con i rinvii. Certo le notifiche arriveranno a scaglioni, partendo da quelle a rischio prescrizione, ci sarà quindi tempo per trovare soluzioni.
«Più che su una nuova sospensione dovremmo concentraci sulla riforma della riscossione consegnata al Parlamento e attraverso la quale possiamo offrire risposte su diversi fronti in modo non episodico ma strutturale», sostiene il presidente della commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin (Italia Viva), facendo riferimento ad esempio alla gestione del cosiddetto “magazzino”, quei mille miliardi di crediti non incassati dal Fisco e in gran parte divenuti nel tempo carta straccia.
Marattin anticipa che in concomitanza con la ripresa dei lavori parlamentari convocherà quindi la Commissione proprio sulla riforma della riscossione.
Non è da escludere che il tema venga anche sfiorato oggi in occasione del primo Consiglio dei ministri dopo la pausa estiva.

