Commercialisti contro la terza proroga del termine per la nomina degli organi di controllo nelle società a responsabilità limitata e nelle società cooperative costituite al 16 marzo 2019.

L’emendamento al decreto legge rilancio approvato l’altro ieri in commissione Bilancio della Camera arriva a tempo scaduto (nel senso che il 30 giugno era spirata la seconda proroga per allinearsi alla norma), ma soprattutto quando circa il 90 per cento della platea ha ormai già provveduto a nominare la figura di garanzia. «Questa iniziativa della Commissione, che ci auguriamo vivamente venga superata dall’Aula – dice Andrea Foschi, consigliere nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili – ha due effetti perversi: rischia di premiare gli amministratori “meno virtuosi” per usare un eufemismo, ma soprattutto potrebbe indurre molti a revocare le nomine già effettuate per mere ragioni di risparmio. Ignorando, tra l’altro, che la procedura di revoca di un sindaco, non è un atto libero e privo di valutazioni e/o conseguenze giuridiche».

In origine, la nomina dell’organo di controllo/revisori era prevista per la fine del 2019, spostata in un primo tempo ad aprile (in concomitanza con l’approvazione del bilancio) e quindi, causa emergenza Covid-19, al 30 giugno. Ora spunta all’orizzonte l’ennesima proroga.

Da sottolineare che in alcune Regioni, in prossimità della scadenza del 30 giugno, la nomina dei revisori è stata guidata dagli stessi Tribunali. Uno scrupolo, anche questo, che l’emendamento della Commissione renderebbe del tutto inutile.

L’emendamento al decreto rilancio, è «sbagliato e dannoso» ha detto il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani. «Le società che si sono già dotate di organi di controllo sono la stragrande maggioranza. Questo emendamento – sottolinea Miani – penalizza ingiustamente le imprese che si sono impegnate a rispettare la norma e premia invece quelle che finora non si erano messe in regola. Come troppo spesso accade in Italia vengono “condonati” comportamenti non virtuosi».

Miani aggiunge anche che questo emendamento «è un colpo al sistema di allerta, ossia alla più rilevante novità introdotta dalla riforma della crisi di impresa, ma soprattutto a chi rischia di esserne vittima». «La riforma – dice il presidente dei commercialisti – entrerà in vigore nel 2021, mentre saranno quasi ventimila le imprese i cui organismi di controllo potranno entrare in carica nel 2022, proprio in virtù di questo emendamento. Uno sfasamento temporale che creerà confusione e priverà una fetta importante delle imprese italiane e per un lasso di tempo significativo degli organismi di controllo deputati a monitorare le imprese al fine di evitare con il pre-early warning la segnalazione di situazioni di allerta. Gli organi di controllo devono infatti segnalare immediatamente allo stesso organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi della crisi».

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