Finalizzata alla valutazione ex ante degli effetti ambientali, sociali e finanziari sui giovani e sulle generazioni future dell’attività normativa del Governo, la valutazione di impatto generazionale, recentemente introdotta dal nostro legislatore, si salda e promuove la fiscalità (ambientale) favorendo il superamento della visione antropocentrica e concorrendo a presidiare attivamente il “diritto al futuro”.
Il principio di sostenibilità nella prospettiva della fiscalità ambientale
La revisione degli articoli 9 e 41 della Costituzione ha introdotto anche un dovere in capo alla Repubblica di tutelare l’ambiente e gli ecosistemi anche nell’interesse delle generazioni future.
Diventa centrale, quindi, il principio di sostenibilità, vero cardine e argano delle politiche orientate all’equità intergenerazionale. È noto, infatti, che per sostenibilità si intende la capacità di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni a venire, garantendo una continuità di condizioni favorevoli per lo sviluppo umano, sociale ed economico. Ne consegue la necessità di un approccio alla nuovo istituto della valutazione di impatto generazionale (Vig) che sia integrato e multidimensionale, in cui la verifica della qualità della produzione normativa si accompagni alla valutazione del suo impatto proiettato nel futuro, assumendo come riferimento i tre pilastri della sostenibilità: ambientale, sociale e finanziaria.
Fondamentale è che le disposizioni in corso di adozione abbiano riguardo non solo ai rischi di compromissione degli ecosistemi e alle conseguenze che ne discendono per il genere umano ma necessariamente alle risorse necessarie per finanziare le misure ivi previste. Ciò implica la verifica dell’appropriatezza e dell’adeguatezza degli strumenti finanziari individuati in un quadro di risorse limitate (e non illimitate come negli ultimi decenni) dentro una rete di relazioni di tipo ecologico, sociale, politico. In questa prospettiva, la valutazione richiesta non si riferisce soltanto alle disposizioni che hanno come naturali destinatari i giovani del presente ma a tutte quelle che abbiamo un potenziale impatto in avanti, potendo riguardare qualunque soggetto presente e futuro indipendentemente dall’età, compresi coloro che non sono ancora nati o che popoleranno i nostri territori privilegiando i valori della solidarietà intergenerazionale. Come avvertito, il futuro non riguarda solo i giovani di oggi ma appartiene a tutti coloro che si muoveranno nel pianeta nel domani o che non hanno ancora iniziato a farlo. Da quanto osservato emerge chiaramente come i principi di sostenibilità (ambientale, sociale e finanziaria) e di responsabilità intergenerazionale rappresentano valori primari e trasversali in grado di orientare produzione normativa, politiche pubbliche e modelli di imposizione fiscale, attraverso un nuovo bilanciamento di tipo “dinamico” e diacronico con i principi di capacità contributiva e solidarietà aperta alle generazioni presenti e future.
Proprio la materia tributaria si presta naturalmente ad essere uno straordinario banco di prova per l’applicazione congiunta dei principi di sostenibilità ambientale, finanziaria e di responsabilità intergenerazionale; si pensi ad esempio agli strumenti di economia circolare (riuso, riciclo e reimpiego) e di fiscalità circolare, quest’ultima intesa come l’insieme dei tributi volti a disincentivare comportamenti non sostenibili come ad esempio attività inquinanti, sprechi, cibi dannosi ecc.) e incentivanti (per promuovere comportamenti virtuosi come il riciclo e il riuso ovvero produzioni che assicurino cicli di vita ai prodotti particolarmente duraturi ovvero che limitano o azzerano la produzione di rifiuti, riducendo l’impiego di ricorse scarse, migliorando i cicli di vita dei prodotti).
Il contributo della Vig al superamento della visione “antropocentrica” e i suoi effetti benefici
La più volte richiamata riforma costituzionale induce allora a recuperare e rilanciare la fiscalità ambientale, sia in senso agevolativo che impositivo, per dare concretezza ai principi di sostenibilità ambientale e finanziaria, promuovendo crescita economica, tutela ambientale, salvaguardia delle risorse naturali e ciò senza distruggere la ricchezza esistente ma anzi preservandola e incrementandola. In tale prospettiva, la fiscalità ambientale assume una duplice valenza: da un lato, agisce quale strumento di internalizzazione dei costi ambientali; dall’altro, contribuisce alla realizzazione concreta del diritto al futuro, favorendo la transizione ecologica in modo equo ed efficiente.
Il diritto tributario può allora concorrere attivamente al complessivo riequilibrio del rapporto tra economia e natura, favorendo il superamento della convinzione “antropocentrica” secondo cui il mondo è un luogo da dominare, sfruttare e finanche distruggere. A tal fine, andrebbe valorizzata anche in sede impositiva ovvero agevolativa quella cultura del rispetto della persona come degli esseri senzienti animali e vegetali, in un’ottica sganciata dalla logica del dominio delle risorse della terra e di coloro che la popolano, avendo di mira piuttosto un ritorno a quella dimensione solidaristica e redistributiva attenta all’armonia naturale e sociale.
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