Il semaforo verde ai Pir alternativi è pronto. Il Consiglio dei ministri sembra ormai orientato ad approvare la proposta targata Assogestioni di affiancare un’altra tipologia di piani di risparmio ai Pir tradizionali.

«Accogliamo con grande soddisfazione la notizia del probabile recepimento da parte delle istituzioni della proposta di Assogestioni per i Pir Alternativi - afferma Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni -. Grazie alla norma in ballo con il decreto rilancio, l’industria del risparmio gestito potrà dare un ulteriore contributo allo sviluppo dell’economia mettendo in campo uno strumento di sostegno diretto alle Pmi, che valorizza il risparmio dei cittadini. I Pir alternativi sono stati pensati con l’obiettivo di far affluire capitali alle piccole e medie imprese non quotate, il cui accesso al capitale è ancora più complesso in una fase di forte pressione creata dall’emergenza sanitaria». Un aiuto più concreto all’economia reale, quindi, e un’ulteriore alternativa al canale bancario.

La nuova normativa, oltre ad aumentare in maniera significativa la soglia dell’investimento (150 mila euro annui per un massimo di 1,5 milioni in 5 anni, mentre per i Pir tradizionali è, rispettivamente, 30mila e 150mila) dovrebbe consentire all’investitore di essere sia titolare di un piano di risparmio tradizionale, sia di uno alternativo.

In questo senso, quindi, si “sdoppierebbe” il concetto di unicità tipico di questi strumenti, trovando anche una soluzione per chi volesse sottoscrivere un Pir ad esempio per il proprio figlio minorenne. In futuro lo potrà fare, prima no. È vero che i piani alternativi prevedono soglie più elevate, ma nulla osta al titolare di investire quantitativi ben inferiori a quelli che è possibile raggiungere in un anno. L’importante è che il sottoscrittore sia pienamente consapevole di tre aspetti: si tratta di prodotti che investono in asset più illiquidi, il grado di rischio è quindi maggiore e il fattore tempo diventa ancora più determinante.

Riassumendo gli altri aspetti tecnici del decreto ancora in bozza, anche i Pir alternativi, come i Pir ordinari, sono concepiti come dei contenitori che possono assumere qualsiasi forma purché rispettino i vincoli di investimento stabiliti dalla normativa. E potranno usufruire dei benefici fiscali previsti dalla normativa Pir, a patto che investano almeno il 70% del valore complessivo in strumenti finanziari emessi o stipulati con imprese residenti nel territorio dello Stato o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabile organizzazione nel territorio dello Stato, diverse da quelle inserite negli indici Ftse Mib e Ftse Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati (percentuale che nei Pir ordinari ammonta attualmente al 3,5% del valore complessivo del piano). Potranno inoltre investire in prestiti erogati alle predette imprese e nei crediti delle stesse (a differenza dei Pir ordinari).

Infine dovrebbe essere aumentato anche il vincolo di concentrazione degli investimenti, che per questi strumenti sarà pari al 20%, mentre per i Pir ordinari resta fissato al 10 per cento.

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