Le recenti vicende dei crediti di imposta dimostrano che ci sono diversi modi per gestire il problema di fondo, e cioè l’eccesso di domande rispetto alle risposte disponibili. In un primo caso (bonus mobilità per biciclette) è stata scelta la procedura del click day, con tutte le conseguenze negative che ne sono derivate e che sono state messe in luce sulla stampa negli ultimi giorni. In un altro caso (bonus per le spese di sanificazione) è stato adottato un criterio di riduzione proporzionale: una volta arrivate tutte le domande, il credito è stato concesso a tutti i richiedenti, però in una misura ridotta, ottenuta riproporzionando le risorse. Questo ha consentito di agire in modo semplice anche in una seconda fase, quando sono state aumentate per legge le risorse disponibili: si è semplicemente innalzata la percentuale del credito concesso a ciascun richiedente. In nessuno dei due casi è stata invece adottata una priorità temporale, cioè la concessione del credito a partire da chi aveva sostenuto prima la spesa.

Questa premessa diventa particolarmente rilevante perché si avvicina il momento di attribuire il più importante dei crediti di imposta varati nel 2020, e cioè quello per soci e società che si ricapitalizzano. La norma istitutiva (Dl 34/20, articolo 26) non prevede nessun criterio per attribuire le risorse stanziate (2 miliardi); il decreto attuativo del 10 agosto ha invece precisato che le domande saranno prese in considerazione fino ad esaurimento dei fondi in ordine cronologico di presentazione. Il che equivale a dire che si è scelta l’ipotesi del click day.

Visto che tutto fa pensare che la data per presentare la richiesta cadrà nel 2021, non si può neanche dire che le imprese più “virtuose” nel concludere rapidamente gli aumenti di capitale avranno qualche vantaggio. In estrema sintesi, si completeranno tutti gli aumenti di capitale entro il 31 dicembre, dopo di che si partirà – tutti alla pari – per la presentazione delle richieste.

Il risultato è che ci saranno aumenti di capitale di milioni di euro che non daranno diritto ad un centesimo di credito di imposta: tutto dipende dalla velocità con cui le connessioni informatiche opereranno il giorno della domanda.

Ci chiediamo se non sia possibile un ripensamento su questo aspetto. Il fatto di consentire la presentazione delle richieste il prossimo anno ha un senso, viso che così si consente a tutte le società di ricevere i conferimenti in denaro da parte dei soci. Ma una volta presentata la domanda, perché l’assegnazione dei crediti deve necessariamente avvenire in ordine cronologico? Perché non replicare una procedura più equa di riduzione proporzionale del credito spettante, esattamente come per il bonus sanificazione?

Una scelta di questo tipo non confliggerebbe con la norma: nell’articolo 26 non si parla mai di criteri di assegnazione, mentre l’ordine cronologico viene richiamato solo nell’ultima parte della norma, che riguarda la sottoscrizione (da parte del fondo Pmi) di strumenti di debito emessi dalle società. E soprattutto avrebbe il pregio di garantire una maggiore equità, evitando di trasformare uno strumento di ristoro fiscale in una lotteria informatica.

Per farlo, basterebbe modificare una piccola norma del decreto attuativo del 10 agosto: sarebbe un piccolo ritocco che però risolverebbe un grande problema. Soprattutto perché in questo caso non sono in gioco centinaia di euro, ma cifre ben più importanti: il credito che potrebbe essere cancellato da un banale ritardo informatico, nel caso massimo, è di 800.000 euro. Un importo che giustifica abbondantemente un ripensamento.

Riproduzione riservata Ⓒ