La pandemia e il lockdown continuano a far sentire la loro lunga coda sulle entrate tributarie. Il primo semestre del 2020 chiude con un calo complessivo di quasi 14 miliardi (-7%) rispetto allo stesso periodo del 2019, attestandosi complessivamente a 186,3 miliardi. Il profondo rosso si avverte soprattutto sul fronte delle imposte indirette, in cui l’Iva raccoglie poco meno di 48 miliardi: un dato che significa ben 11,4 miliardi in meno (-19,2%) sul primo semestre dell’anno precedente. È chiaro che a incidere sono state anche le sospensioni dei versamenti durante la fase più acuta del Covid-19, ma il bollettino diffuso ieri dal dipartimento delle Finanze del Mef – nell’analizzare i numeri relativi agli scambi interni – sottolinea che «tutti i settori di attività mostrano un andamento negativo e, in particolare, il commercio registra una flessione pari a -23,5%, l’industria pari a -26,6% e i servizi privati pari a -17,5 per cento».

Restando sempre nel campo delle imposte indirette, anche l’accisa sui prodotti energetici, derivati e prodotti analoghi – come fanno notare dalle Finanze – ha registrato una riduzione di 3,26 miliardi di euro (-28,8%). È l’effetto dell’applicazione delle norme del decreto Rilancio con il quale «sono state ridotte le percentuali degli acconti mensili all’80 per cento». Analogamente hanno mostrato una diminuzione di gettito l’accisa sul gas naturale per combustione (-367 milioni di euro corrispondente a un -19,7%), l’accisa e imposta erariale sui gas incondensabili (-83 milioni di euro pari a un -26,1%) e l’accisa sull’energia elettrica e addizionale (-45 milioni di euro per un calo del 3,1%).

La frenata del mercato immobiliare e delle operazioni societarie si tira dietro anche il risultato negativo dell’imposta di registro che nel semestre cala di 658 milioni (-27,3%). In controtendenza, invece, l’imposta sulle assicurazioni (+44 milioni di euro pari al 10,2%) e l’imposta di bollo (+268 milioni di euro pari al 8,3%) che manifestano entrambe un incremento nel semestre.

Le imposte dirette chiudono con un incremento di 5,4 miliardi di euro (+5,3%) rispetto allo stesso periodo del 2019. Attenzione però, perché incide anche un effetto sfasamento temporale rispetto alla scadenza dell’autoliquidazione 2019 che, a causa del calendario, era slittata al 1° luglio. Nel complesso il gettito Irpef si è attestato a 88,4 miliardi (-2,3%). Anche qui il Covid e la crisi successiva che hanno fatto malissimo alle attività economiche e le hanno costrette a fermarsi o a ridurre drasticamente la produzione (con un conseguente ricorso agli ammortizzatori sociali) si legge attraverso l’andamento in flessione delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (-8,8%) e delle ritenute sui redditi dei lavoratori autonomi (-10,7%). Mentre le ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico registrano un incremento pari al 4,2 per cento.

Male le entrate da giochi: poco meno di 4,5 miliardi di euro con una battuta d’arresto di oltre 3,3 miliardi sul primo semestre 2019 (-42,5%).
Infine la sospensione dei versamenti della riscossione, che il decreto agosto prorogherà ulteriormente, spiega il minor gettito delle entrate tributarie erariali derivanti da attività di accertamento e controllo che si è attestato a 4,12 miliardi (-858 milioni di euro, pari a –17,2%).

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