Lo sviluppo dei porti, degli interporti, dei retroporti e di tutte le attività di logistica collegata passa attraverso una rivisitazione della normativa relativa alle Zone economiche speciali (Zes) e alle Zone logistiche semplificate (Zls); un corretto utilizzo delle zone franche doganali intercluse; una maggiore semplificazione delle procedure di sdoganamento e controllo; un più ampio ricorso alle normative doganali e fiscali che agevolano il flusso delle merci e la realizzazione integrata dei servizi di gestione e di trasformazione delle merci.
Questi sono alcuni spunti evidenziati dal webinar realizzato mercoledì 1° settembre dal Sole 24 Ore e dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e esperti contabili su porti e logistica e, più in generale, sull’economia del mare (visibile all'indirizzo s24ore.it/commercialisti02022020 con la possibilità di ottenere i crediti formativi.
In effetti i porti, che costituiscono una delle principali vie di accesso al nostro Paese, non vanno considerati come monadi isolate, ma come parte dell’intero sistema, consentendo alle imprese di gestire in modo integrato e condiviso i flussi in entrata e in uscita dal territorio nazionale e unionale. In questa logica, vanno utilizzati correttamente anche gli incentivi finanziari che arriveranno con gli aiuti collegati all’emergenza Covid.
Sul piano normativo è fondamentale valutare correttamente la leva doganale e fiscale che accompagna il movimento delle merci, la realizzazione delle prestazioni di servizio necessarie non solo per il trasferimento delle stesse all’interno del territorio, ma anche per la loro diretta commercializzazione.
Sul piano doganale se, da una parte, si può dare atto che negli ultimi anni sono stati realizzati dalle autorità preposte ai processi di importazione e di esportazione degli sforzi di semplificazione (sforzi che devono continuare per fornire ulteriore aiuto alle imprese), dall’altro si deve sottolineare un limitato ricorso degli operatori economici ai regimi speciali e alle procedure semplificate di sdoganamento.
In particolare, è necessario che le imprese sfruttino in modo più ampio le procedure di sdoganamento in mare, piuttosto che i luoghi autorizzati che consentono di gestire le operazioni doganali direttamente in azienda. Inoltre, diventa sempre più importante valutare in termini di efficienza i flussi delle merci che possono garantire anche forti risparmi daziari e Iva, attraverso l’utilizzo, ad esempio, di depositi doganali o di regimi di perfezionamento attivo o di ammissione temporanea.
Sul piano fiscale, i vantaggi sono costituiti dalle diverse forme di aiuto sotto forma di credito d’imposta ovvero, in relazione alla fiscalità indiretta, dall’applicazione di regimi di non assoggettamento ad Iva o ad accisa connessi con la movimentazione dei beni nel porto, con il rifornimento delle imbarcazioni o con la realizzazione di operazioni di trasformazione in depositi Iva.
In relazione all’economia del mare, un ruolo importante lo svolge anche la nautica da diporto, per la quale dal 1° novembre entreranno in vigore le nuove regole Iva sul noleggio a breve e a lungo termine di imbarcazioni, su cui è necessario ottenere delle interpretazioni orientate che consentano al settore di non soffrire più del necessario.

