Le elezioni dei 131 Ordini dei commercialisti, previste per il 5 e 6 novembre, potrebbero slittare a causa della pandemia. Il timore che le elezioni si trasformino in un potenziale veicolo di contagio è stato sollevato da diversi Ordini che hanno scritto al Consiglio nazionale per sapere come comportarsi.
Per rispondere a questi interrogativi ieri il presidente della categoria Massimo Miani ha scritto al ministero della Giustizia; «Ho chiesto al ministero come bisogna interpretare il Dpcm del 18 ottobre - spiega Miani - perché, per come è scritto, sembra che le elezioni non si possano svolgere». Il decreto, infatti, ha imposto una serie di restrizioni (e altre ne potrebbero arrivare con un decreto atteso per il fine settimana): sono state sospesi convegni e congressi in presenza; è stato previsto che le cerimonie pubbliche si svolgano nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico; le riunione delle pubbliche amministrazioni devono svolgersi a distanza a meno di motivate ragione.
Restrizioni che si potrebbero applicare anche alle prossime elezioni. Nel leggere il decreto del 18 ottobre ci si chiede, per esempio, se le assemblee elettorali possano essere considerate “riunioni”; se l'espressione del voto rientri tra le “motivate ragioni” che consentono di non attenersi alle regole prudenziali appena emanate, e se alle assemblee elettorali debbano essere applicate le norme previste per le cerimonie pubbliche. Anche perché potrebbe diventare difficile conciliare il diritto di voto alla necessità di ridurre gli assembramenti e quindi la partecipazione. Va anche considerato che la paura del contagio può tradursi in un disincentivo al voto, compromettendo nei fatti uno svolgimento democratico delle votazioni.
In mancanza di una presa di posizione da parte del ministero, della Giustizia si profila la possibilità che i singoli Ordini locali decidano per la sospensione delle elezioni in autonomia, facoltà loro concessa dal Dl 23/2020, articolo 3, comma 1 finché perdura lo stato di emergenza (ad oggi previsto fino al 31 gennaio, salvo proroghe). Uno scenario che avrebbe ripercussioni anche sulle elezioni del Consiglio nazionale che dovrebbero svolgersi all'inizio del prossimo anno.
Tra le soluzioni possibili c'è quella del voto elettronico; un'opzione non prevista dal regolamento della categoria che però il presidente Miani chiede al Guardasigilli di considerare alla luce della situazione attuale.
Intanto ieri è iniziato il voto per corrispondenza, e anche su questo ci sono molte perplessità, viene infatti richiesto che il votante si presenti fisicamente alla sede indicata nella comunicazione inviata un mese e mezzo fa; in molti casi si tratta di sedi che non consentono di rispettare il distanziamento sociale e il ministero viene chiamato anche ad esprimersi sulla possibilità di poter cambiare sede per utilizzare spazi più idonei alle mutate necessità di sicurezza.
Il ministero della Giustizia ha ben chiaro il problema dato che non riguarda solo la categoria dei commercialisti. Venerdì 16 ottobre a prendere carta e penna per chiedere - tra gli altri - al ministro Bonafede come comportarsi è stato il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti che nel fare presente le criticità di un voto in presenza in questa fase di recrudescenza del virus Covid-19 ha chiesto di «fornire indicazioni chiare ed univoche nei tempi necessariamente brevi che le imminenti scadenze richiedono».
Ordine di Roma: Davide Rossetti nominato commissario
Intanto il ministero della Giustizia ha nominato Davide Rossetti, che in passato ha lavorato anche in Consiglio nazionale, commissario straordinario dell'Ordine di Roma dei dottori commercilaisti, dopo la vicenda giudiziaria che ha portato alla decadenza del Consiglio.

