In flessione il crollo del numero di sentenze tributarie emesse in tempi di pandemia rispetto allo stesso periodo del 2019. Si passa da -61% di definizioni di aprile-giugno, coincidente con il lockdown, a -28,8% di luglio-settembre. L’allentamento delle misure restrittive è certamente la principale causa di questa impennata di decisioni, che valgono, complessivamente, oltre 1,9 miliardi di euro.
I dati del report trimestrale del ministero dell’Economia - già in parte annunciati al Sole24Ore il 19 novembre scorso dal direttore generale delle Finanze Fabrizia Lapecorella - segnano la ripresa del contenzioso, anche se risulta comunque un accumulo di arretrati.
Il dossier analizza singolarmente le attività di Ctp e Ctr. In quelle provinciali si registrano il 49% di giudizi completamente a favore degli enti impositori per un valore di 629,95 milioni di euro, mentre quelli in favore del contribuente sono il 27% e valgono 16,99 milioni. Le controversie concluse con giudizi intermedi si attestano al 10% per un valore di 134,62 milioni. Dati che non si discostano molto nelle commissioni regionali, tanto che i giudizi in favore degli enti impositori sono il 47% per un valore di 565,07 milioni. Quelli che vedono il contribuente vincitore sono il 31% e valgono 307,55 milioni, mentre quelli conclusi con giudizi intermedi sono l’8% per un valore di 125,54 milioni di euro.
«Pur fra mille difficoltà l’attività delle commissioni non si è interrotta anche con una significativa scopertura organica, dovuta al mancato turn over, che affligge la giustizia tributaria, ad iniziare dal suo organo di autogoverno».

