Prelievi in contanti frazionati, trasferimenti verso intermediari, movimenti di capitali infragruppo e più istanze di accesso alle agevolazioni ma con un’unica regia: sono le «fattispecie operative» più utilizzate per distrarre illecitamente i finanziamenti pubblici anti-Covid. «Sistemi» in grado di veicolare i capitali anche verso società prive dei requisiti previsti dalla legge per ottenere i ristori, ma anche per acquistare irregolarmente immobili, beni di lusso e fare investimenti in criptovalute o scommettere su competizioni sportive online.
Un dossier degli analisti di via XX Settembre sgombra la cortina di fumo che nasconde le tecniche per far sparire i capitali concessi dallo Stato per far fronte alla crisi finanziaria dovuta alla pandemia. Operazioni opache che coinvolgono intermediari, ma anche imprenditori legati alla criminalità finanziaria, capaci di veicolare a proprio piacimento il denaro ricevuto dallo Stato.
La fase di monitoraggio delle posizioni, da parte dei soggetti obbligati per legge a svolgere le Sos, ha consentito di rilevare «numerose fattispecie operative accomunate dal dirottamento delle somme verso svariate finalità, diverse da quella del ripristino dell’operatività aziendale».
Stando alla relazione, l’attività per monitorare la regolarità dei flussi finanziari degli aiuti è spesso «ostacolata». Il problema, ritiene l’Uif, assume contorni più sensibili in presenza di operazioni infragruppo: la società che riceve i fondi, infatti, può trasferire liquidi verso società del gruppo con «motivazioni apparentemente plausibili». Tuttavia, si rileva, la «finalità sottesa a tale strategia» è di consentire a questa» seconda «entità societaria di aggirare l’assenza dei requisiti per l’ottenimento della sovvenzione».
In altri casi è stato individuato un «frazionamento artificioso delle richieste di finanziamento da parte di entità giuridiche diverse ma appartenenti alla medesima titolarità effettiva, sia essa manifesta oppure occulta». Gli analisti hanno scoperto l’intervento di soggetti apparentemente estranei alla compagine proprietaria o manageriale della società richiedente, indicati di volta in volta come presentatori, accompagnatori, consulenti, referenti o altri appellativi simili, che facilitano la predisposizione di quanto necessario per l’avvio dell’istruttoria finalizzata all’ottenimento del finanziamento. Per questo «la non manifesta riconducibilità delle diverse richieste a una regia unitaria rappresenta un serio ostacolo per il rilevamento del loro perimetro complessivo».
Tra le modalità più ricorrenti di distrazione dei fondi, si conferma il ricorso al prelievo frazionato (allo sportello o tramite Atm). Sono citati anche altri metodi per far sparire i fondi, anche in modo incredibilmente tracciato: assegni (per lo più circolari) e bonifici, per i quali si riscontrano, anche causali «perfettamente esplicative» ma per le destinazioni più disparate. Nelle rielaborazioni dell’Uif si citano anche «prestiti infruttiferi a familiari (anche all’estero,specie per i soggetti di nazionalità straniera), le liberalità a favore di nominativi per cui non è noto o appurabile il collegamento con il soggetto finanziato, il sostenimento di spese voluttuarie (automobili, beni di lusso), i pagamenti online a favore di società operanti nel settore dei giochi e delle scommesse, gli investimenti mobiliari (anche in criptovalute) e immobiliari».

