«Non ce l'aspettavamo. Dopo che la stessa battaglia condotta lo scorso anno sull'articolo 108 della legge di Bilancio 2021 ci vide vittoriosi, ci aspettavamo un coinvolgimento, la richiesta di un parere preventivo». Di un fulmine a ciel sereno, in un anno di grandi cambiamenti, parla il presidente nazionale delle Acli Emiliano Manfredonia riferendosi all'emendamento che ripropone da gennaio il regime Iva.

Il tema non è di tipo economico – aggiunge - «è un aggravio burocratico che diventa poi economico, ma è sul piano politico che dobbiamo constatare ancora una volta che il volontariato piace, quello organizzato meno». Impossibile intervenire ora alla Camera e allora cosa chiedono le Acli? «Quanto meno una postergazione di un anno» conclude Manfredonia.

E la sua è la stessa delusione che si coglie nelle parole di Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo settore. «Già l'anno scorso– ricorda - ci volle la mobilitazione di tutti per far ritirare la stessa norma. Riproporla è doppiamente sbagliato: primo perché passare da un regime di esclusione Iva a un regime di esenzione significa dover adottare una contabilità complessa, onerosa e insostenibile per le associazioni più piccole; secondo, perché è una norma non raccordata con la nuova legislazione fiscale del Terzo settore».

Anche Pallucchi sottolinea che per le associazioni è gia un periodo di nuovi adempimenti per l'avvio del Registro unico e «una iniziativa di questo genere non potrà che creare disorientamento. Ci sono tanti modi per recepire le norme europee, si è scelto quello peggiore».

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