Bollo virtuale sulle fatture teletrasmesse dei professionisti sanitari. Così, durante il question time in commissione Finanze della Camera del 12 gennaio, la risposta n. 5-07331 del ministero dell’Economia alla segnalazione che molti professionisti sanitari (medici, psichiatri e psicologi in particolare) durante la pandemia hanno lavorato da remoto, inviando poi le fatture al cliente per via telematica (con e-mail, whatsapp, o servizi in cloud).

Le ricevute esenti Iva se superano 77,47 euro scontano il bollo di 2 euro, normalmente assolto con il contrassegno sostitutivo della marca da bollo; ma se manca l’originale cartaceo su cui apporlo? Il Mef ricorda che anche per la fattura cartacea inviata con strumenti elettronici si può pagare il bollo virtuale (articolo 15 del Dpr 642/72), chiedendo prima l’autorizzazione alle Entrate. La circolare 16/E del 2015 ha chiarito che non vi sono più limiti né di importo del tributo, né di fatturato, per cui qualunque soggetto può chiederla.

L’adempimento può essere un aggravio per i piccoli studi. Se la ricevuta è cartacea, meglio forse inviare al paziente la scansione del documento con la marca applicata, e poi consegnare o spedire l’originale in un secondo momento. Il bollo virtuale è invece l’unica via se la fattura è un documento digitale “nativo” come ad esempio Pdf, file immagine o documento emesso con servizi cloud (modalità tutte consentite, al contrario dell’e-fattura Sdi che, anche per il 2022, è vietata ai sanitari a seguito della proroga disposta dal Dl fisco lavoro).

Riproduzione riservata Ⓒ