1. In sintesi
L’attuale contesto internazionale è contraddistinto da significative sfide economiche, sociali e ambientali. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, o SDGs) indicano le priorità e le ambizioni globali per vincerle.
Gli Obiettivi sono 17 e costituiscono l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, che chiama all’azione tanto i Governi quanto le imprese. Gli SDGs coprono un ampio spettro di temi interconnessi nelle dimensioni economica, sociale e ambientale, articolandosi in 169 target.
Questi Obiettivi rappresentano un’opportunità unica per le imprese al fine di intraprendere un percorso sostenibile, mirando a sradicare la povertà, ridurre le disuguaglianze, combattere il cambiamento climatico e promuovere società pacifiche che rispettino i diritti umani.
Per ogni obiettivo stabilito è fondamentale identificare uno o più indicatori (KPIs – Key Performance Indicators) in modo da rappresentare adeguatamente la relazione tra le attività aziendali e il loro impatto sullo sviluppo sostenibile, consentendo così di monitorare le performance nel tempo.
Il Piano Strategico di Sostenibilità è di fatto strutturato in conformità agli SDGs selezionati e l’attuazione dello stesso è monitorata attraverso Kpi e report periodici che consentano di verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
2. L’importanza degli SDGs per le imprese
A differenza dei precedenti Millennium Development Goals (MDGs), gli SDGs si rivolgono apertamente a tutte le imprese, incoraggiandole ad essere creative e innovative nel fronteggiare le sfide globali. L’obiettivo è ridurre l’impatto negativo e massimizzare quello positivo su persone e pianeta.
I Governi di tutto il mondo hanno riconosciuto l’importanza del raggiungimento di tali Obiettivi, implementando leggi e regolamentazioni per coinvolgere e obbligare le imprese a fare la loro parte.
Le aziende, di conseguenza, stanno evolvendo il proprio modo di fare business, ponendo la sostenibilità al centro delle proprie strategie e allineando le priorità globali con gli obiettivi aziendali.
Al fine di conseguire gli SDGs, le aziende sviluppano e attuano soluzioni che consentano di scoprire nuove opportunità di crescita, abbassando così il loro profilo di rischio. Gli SDGs possono essere considerati come il quadro di riferimento per ideare, indirizzare e comunicare i risultati delle strategie, con benefici quali:
- identificare opportunità future. L’allocazione di investimenti pubblici e privati sarà diretta verso le sfide poste dagli stessi obiettivi globali, ampliando i mercati e facilitando l’accesso al capitale per le aziende che offrono soluzioni sostenibili;
- favorire il valore aziendale. Integrando la sostenibilità lungo l’intera catena del valore, le imprese possono generare nuovo valore, incrementando le vendite, aprendo a nuovi mercati, rafforzando il proprio marchio, migliorando l’efficienza operativa, stimolando una produzione innovativa e riducendo il ricambio del personale;
- consolidare la relazione con gli stakeholder. Le organizzazioni che allineano le proprie priorità agli SDGs possono aumentare il coinvolgimento di clienti, dipendenti e altri stakeholder, riducendo rischi legali, reputazionali e di altro tipo, e costruendo le basi necessarie per sostenere le richieste imposte dalle normative future;
- stabilizzare società e mercati. Nessuna azienda prospera in una società in difficoltà. Il raggiungimento degli SDGs contribuirà a sottrarre miliardi di persone alla povertà, rafforzare l’educazione, promuovere l’uguaglianza di genere, assicurare che l’economia globale operi nei limiti delle risorse naturali disponibili, promuovere istituzioni affidabili e ben governate;
- utilizzare un linguaggio comune. Gli SDGs forniscono il quadro di riferimento sulla base di un linguaggio e un’azione comuni, aiutando le aziende a comunicare in modo coerente il proprio impatto e unendo partner strategici per affrontare le sfide sociali più urgenti.
3. Adottare un approccio strategico
La capacità di un’azienda di contribuire a ciascun obiettivo dipende da molti fattori e non tutti i 17 Goal sono rilevanti in eguale misura per ogni azienda.
Il primo passo sarà quello di condurre una diagnosi aziendale per le tre aree della sostenibilità (Esg), ovvero il cosiddetto Assessment Esg (https://ntplusfisco.ilsole24ore.com/schede/pmi-come-svolgere-l-assessment-esg-AGvlGHkB).
Valutando gli impatti attuali e potenziali, positivi e negativi, delle proprie attività sugli SDGs lungo tutta la catena del valore, l’azienda identifica le opportunità di miglioramento dell’impatto positivo e di riduzione di quello negativo.
In questo contesto, l’azienda può scegliere due approcci:
- riferirsi a ciò che già sta facendo, analizzando le proprie iniziative in connessione agli SDGs già coinvolti dalle sue attività;
- esaminare dettagliatamente gli SDGs, approfondendo come le proprie operazioni impattino su questi obiettivi, integrandoli nella strategia aziendale e impegnandosi a contribuire attivamente al loro raggiungimento.
Il primo approccio tende a essere limitativo, soprattutto nel lungo periodo, mentre il secondo può aprire nuove prospettive per l’impresa. In quest’ottica, l’analisi delle informazioni relative al settore industriale può rivelarsi utile nell’individuare le aree ad alto impatto, permettendo all’azienda di orientare meglio la propria strategia di sostenibilità.
Un esempio significativo è la Chemical Sector Sdg Roadmap, un’iniziativa guidata da aziende e associazioni del settore chimico, su invito del Consiglio Mondiale delle Imprese per lo Sviluppo Sostenibile (Wbcsd). Tale iniziativa ha l’obiettivo di esplorare e articolare il potenziale del settore chimico al fine di sfruttare la propria innovazione, onde contribuire all’Agenda 2030. La Roadmap offre una panoramica delle principali opportunità di impatto, mirando ad evidenziare gli Sdg più importanti e i propri relativi obiettivi specifici - dall’innovazione di prodotto al miglioramento dei processi fino alla creazione di partnership tra pubblico e privato. Il settore chimico ha il potenziale per contribuire allo sviluppo di ciascuno dei 17 SDGs; a tal fine, è fondamentale che il settore dia priorità agli SDGs e ai target sui quali ha maggiore influenza o in relazione ai quali ha maggiore capacità di guidare innovazioni.
Sono stati quindi analizzati tutti gli SDGs attraverso le seguenti attività:

Il gruppo di lavoro ha quindi identificato 10 obiettivi come aree prioritarie di impegno per il settore: Sdg 2, Sdg 3, Sdg 6, Sdg 7, Sdg 8, Sdg 9, Sdg 11, Sdg 12, Sdg 13, Sdg 14.Tali obiettivi sono stati individuati tenendo presente l’interconnessione tra tutti gli Sdg e la reale possibilità che i contributi specifici a un obiettivo possano avere un impatto anche su altri obiettivi. Sebbene l’Sdg 17 (Partenariati per gli obiettivi) non sia stato scelto come obiettivo prioritario, è riconosciuta l’importanza dello spirito di partenariato e collaborazione quale tema ricorrente in tutta la Roadmap.Un ulteriore esempio si trova nel settore dell’edilizia, dove esistono iniziative legate alla sostenibilità che aiutano a identificare le aree di maggiore interesse.
Tra questi, i Criteri Ambientali Minimi (Cam) promuovono la sostenibilità dell’edilizia pubblica con l’obiettivo di:
- ridurre l’impatto ambientale del settore edilizio;
- promuovere modelli di produzione, consumo e smaltimento circolari, incentivando il recupero e il riciclo dei materiali da costruzione;
- promuovere l’efficienza energetica degli edifici;
- incentivare l’uso di materiali da costruzione sostenibili.Tuttavia, il concetto di sostenibilità nell’edilizia è molto più ampio e va oltre l’utilizzo di energie da fonti rinnovabili, la scelta di materiali ecosostenibili e l’efficientamento energetico.
Considerando l’intero processo di creazione degli edifici emergono ulteriori aspetti, come la formazione, la creazione di posti di lavoro, il rafforzamento delle comunità e il miglioramento della salute e del benessere. Il World Green Building Council (WorldGbc), una rete globale che unisce i Green Building Council (Gbc), ovvero associazioni nazionali indipendenti attive nel settore dell’edilizia sostenibile, ha identificato i principali obiettivi in questo ambito: Sdg 3, Sdg 7, Sdg 8, Sdg 9, Sdg 11, Sdg 12, Sdg 13, Sdg 15, Sdg 17.

4. Scegliere gli indicatori
Per ogni obiettivo stabilito è fondamentale identificare uno o più indicatori (KPIs – Key Performance Indicators) in modo da rappresentare adeguatamente la relazione tra le attività aziendali e il loro impatto sullo sviluppo sostenibile, consentendo così di monitorare le performance nel tempo.
Per comprendere l’impatto di un’azienda sugli SDGs è essenziale analizzare come le sue attività si traducano in effetti economici, ambientali e sociali. A tal fine, un processo in cinque fasi, noto come Modello Logico, delineando il percorso dagli input alle attività per giungere agli output e ai risultati, passando per gli impatti, permette con più facilità l’identificazione dei dati da raccogliere.
L’azienda sceglierà una combinazione di indicatori che offra una rappresentazione accurata della propria performance e del proprio impatto in un’area specifica. Questo processo prenderà in considerazione vari tipi di indicatori, includendo input, attività, output, risultati e impatti, assicurando un bilanciamento tra indicatori principali (che misurano direttamente risultati e impatti) e indicatori secondari (che misurano attività e output che possono contribuire ai risultati).
L’impiego di sistemi e processi aziendali già esistenti per la raccolta dei dati, come l’estrazione delle informazioni dai sistemi di acquisto o di vendita, può risultare più efficiente rispetto alla creazione di nuovi processi. In assenza di tali sistemi, si possono comunque adottare altre metodologie egualmente efficaci nel raccogliere e aggregare i dati: visite sul campo, questionari, focus group, interviste, ecc. Per ogni attività di raccolta dati è consigliabile identificare i rischi di dichiarazioni inesatte e implementare controlli al fine di garantire la qualità e l’integrità dei dati.
È opportuno scegliere i Kpi direttamente correlati all’impatto o ai risultati delle attività aziendali. Nei casi in cui ciò risulti difficile o addirittura impossibile a causa della mancanza di dati, si consiglia di optare per Kpi che possano essere considerati indicatori sostitutivi, come le risorse che l’azienda intende investire (ad es. il capitale) o le attività specifiche che intende attuare (ad es. la formazione). Un’ulteriore raccomandazione è di selezionare, quando possibile, indicatori già comunemente utilizzati come Kpi in modo da facilitare l’aggregazione e il confronto dei dati tra diverse aziende.

Un altro esempio è fornito da un’azienda manifatturiera che utilizza acqua nei suoi processi produttivi e dispone di numerosi stabilimenti, alcuni dei quali situati in regioni aride e caratterizzate da elevata povertà. L’azienda deve identificare quali stabilimenti si trovano in zone sottoposte a stress idrico, utilizzando, ad es., il Global Water Tool sviluppato dal World Business Council for Sustainable Development (Wbcsd). In termini di indicatori, è opportuno utilizzare una combinazione di indicatori come il “Totale e percentuale dell’acqua prelevata in aree soggette a stress idrico o a carenza d’acqua” e la “Percentuale degli stabilimenti che soddisfano gli standard più elevati sulla qualità dell’acqua”.
5. Fissare e dichiarare gli obietttivi
Il Piano Strategico di Sostenibilità è fondamentale per stabilire le linee guida finalizzate a migliorare gli impatti ambientali, sociali e di governance delle attività con l’obiettivo di rendere i processi interni più sostenibili e rispondere alle esigenze degli stakeholder. Viene strutturato in conformità agli SDGs selezionati e si concentra su impegni e obiettivi specifici. L’attuazione del Piano è monitorata attraverso Kpi e report periodici che consentano di verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Stabilire obiettivi di sostenibilità chiari, misurabili e definiti temporalmente contribuisce a promuovere priorità condivise e a comunicare in modo più efficace l’impegno verso lo sviluppo sostenibile. È essenziale determinare il punto di partenza per ogni obiettivo, selezionando un momento specifico nel tempo o un intervallo temporale definito.
L’azienda decide quindi di scegliere gli obiettivi da fissarsi tra:
- obiettivi assoluti, che considerano solo i Kpi (ad esempio, ridurre il numero di incidenti del 30% entro il 2030 a partire dal 2025) e rappresentano in modo chiaro l’impatto previsto sulla società, ma non tengono conto della crescita (o della flessione) dell’azienda;
- obiettivi relativi, che confrontano i Kpi con singole unità di output (ad esempio, ridurre le emissioni di gas serra rientranti in Scope 1 per unità di fatturato aziendale del 25% entro il 2030 a partire dal 2024) e misurano più precisamente le prestazioni dell’azienda in relazione a ciascuna unità di output, anche se l’impatto di tali obiettivi può risultare incerto.
Nessuno dei due tipi di obiettivi offre una visione completa; pertanto, è opportuno definire chiaramente l’impatto complessivo che l’azienda intende raggiungere.
Nell’adozione dei target, l’azienda deve considerare i propri obiettivi aziendali e integrarli con i dati storici e le proiezioni future sulle proprie performance, nonché con le performance e gli obiettivi di altre imprese del settore, tenendo conto delle esigenze globali e sociali degli stakeholder.
Rendere pubblici gli obiettivi rappresenta un efficace strumento di comunicazione, poiché esprime in modo semplice e pratico le aspirazioni dell’azienda in materia di sviluppo sostenibile. È fondamentale adottare una comunicazione regolare e trasparente riguardo agli sforzi compiuti, ai progressi ottenuti e alle sfide affrontate. Ciò può ispirare e coinvolgere dipendenti e partner commerciali, offrendo una solida base per un dialogo costruttivo con gli stakeholder esterni.


