Credito più accessibile, incentivi strutturali per innovazione e aggregazioni, formazione continua integrata con il mondo del lavoro e sostegno all’internazionalizzazione. Sono questi i quattro pilastri illustrati da Confprofessioni nell’audizione, lo scorso 15 ottobre, presso l’Intergruppo parlamentare per le piccole e medie imprese, in vista dell’esame parlamentare della manovra, approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre. Uno il principio guida: non può esserci sviluppo industriale ed economico senza investire nei servizi professionali.

Gli studi e i professionisti che rappresentano circa il 15% del Pil nazionale, costituiscono la spina dorsale dell’assistenza strategica e finanziaria alle micro, piccole e medie imprese, affiancandole nella transizione digitale, nel reperimento di risorse e nell’espansione nei mercati esteri. Ecco perché la Confederazione, anche alla luce della progressiva conclusione del Pnrr, ribadisce l’urgenza di una strategia di medio-lungo periodo che riconosca il valore dei servizi professionali come motore centrale per la crescita del Paese.

Fondo di garanzia strutturale

Il primo nodo da sciogliere riguarda l’accesso al credito. In Italia le microimprese rappresentano il 95,13% delle aziende attive, generano il 40% del valore aggiunto e garantiscono un terzo dell’occupazione, ma la ridotta dimensione ne limita patrimonializzazione e garanzie. Una fragilità confermata dai dati: nella seconda metà del 2025, a fronte di una crescita dell’1,2% dei prestiti totali alle imprese, i finanziamenti alle micro e piccole realtà sono calati di circa cinque miliardi di euro. Su un orizzonte di quindici anni, il credito alle aziende con meno di 20 addetti ha subito un crollo del 37%, pari a oltre 60 miliardi in meno.

Per invertire la rotta, Confprofessioni chiede di rendere strutturale il regime straordinario del Fondo di garanzia per finanziamenti di “importo ridotto”, superando le proroghe annuali. Un nodo che resta aperto: il regime transitorio scade il 31 dicembre 2026 e il testo della legge di bilancio non ne prevede la proroga. Se non interverrà il Parlamento nel corso dell’esame, l’auspicio è che provveda il decreto Milleproroghe, come già avvenuto lo scorso anno.

Le proposte prevedono l’innalzamento degli importi garantibili, una copertura pubblica dell’80% (elevabile al 90% tramite i Confidi) e procedure bancarie semplificate. Prevedere deroghe ai vincoli patrimoniali degli Istituti bancari, al fine di ridurre l’assorbimento di capitale per le banche che erogano micro-finanziamenti garantiti, incentivandole a mantenere nel tempo detti prodotti. Revisione dei modelli di rating Mcc (Fasce di rischio) per consentire di poter ammettere parzialmente o con condizioni stringenti (ad esempio legandole a specifici piani di rientro o monitoraggio fintech) anche le imprese situate nella “Fascia 5” del modello di scoring, oggi completamente escluse dalle coperture pubbliche, per evitarne il razionamento totale del credito.

La finanza alternativa

Viene inoltre sollecitata l’apertura alla finanza alternativa (prestiti partecipativi e crowdlending), da sostenere con agevolazioni fiscali sui rendimenti, deducibilità dei costi e una sezione dedicata del Fondo di garanzia con il co-investimento di Cassa depositi e prestiti.

Rafforzamento dimensionale

Un secondo passaggio riguarda il rafforzamento dimensionale degli studi che ne aumenti produttività e competitività. Confprofessioni propone un credito d’imposta sugli investimenti realizzati nelle aggregazioni oppure, in alternativa, un’Ires agevolata per cinque anni, con aliquota al 12 o al 15% rispetto al 24% ordinario, misure che anche quest’anno la manovra non prevede. In questa traiettoria si inserisce l’adesione al Manifesto per l’Italia digitale, per supportare microimprese, studi professionali ed enti del Terzo settore nell’adozione di strumenti avanzati.

Competenze e internazionalizzazione

La valorizzazione delle competenze e l’internazionalizzazione completano il quadro delle priorità. In materia di capitale umano, Confprofessioni sottolinea la necessità di modernizzare i percorsi di accesso alle professioni, consentendo lo svolgimento dei tirocini già durante gli studi universitari e finanziando sinergie dirette tra atenei, centri di ricerca e mondo produttivo. Infine, la tutela e la promozione del Made in Italy sui mercati esteri – oggi insidiate da tensioni geopolitiche– richiedono il supporto qualificato della “diplomazia delle professioni”, tanto più in una manovra che non rifinanzia il fondo Simest per l’internazionalizzazione nei Paesi extra-Ue.

A questo scopo opera APRI International, società in house della Confederazione, creata per guidare professionisti e Pmi nello sviluppo di strategie internazionali. Grazie a una rete transnazionale di senior advisor attiva in oltre 70 Paesi, la società sviluppa analisi geopolitiche ed economiche sui mercati chiave e promuove missioni istituzionali. Questa infrastruttura si pone come fattore abilitante per l’attuazione del Piano d’azione del Maeci per l’export, contribuendo in modo decisivo al raggiungimento del traguardo strategico dei 700 miliardi di euro di esportazioni entro il 2027. Ora la partita si sposta in Parlamento. L’Intergruppo sulle Pmi aveva raccolto le proposte anche in vista della legge di Bilancio: l’esame del testo dirà quante di queste troveranno spazio.

* Delegato al credito, Giunta esecutiva Confprofessioni

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