Le contestazioni di antieconomicità dei costi sostenuti dall’impresa sono diventate sempre più frequenti, ma ad oggi non sussiste ancora una giurisprudenza univoca, che conferisca “certezza” al contribuente sulle proprie scelte aziendali. Il legislatore, quindi, con il dichiarato intento di delineare meglio il perimetro di tali contestazioni, con la recente riforma, ha ricondotto tali accertamenti ad una specifica disciplina, introducendo una norma per regolare poteri dell’amministrazione per simili controlli. Sebbene la norma sia certamente da salutare con favore, sussistono alcune criticità di natura forse più interpretativa che sostanziale che rischiano di vanificare il pregevole intento del legislatore.
Premessa
Nel corso degli ultimi anni, sono state sempre più frequenti le rettifica del reddito di impresa fondate sull’antieconomicità di una o più operazioni. In estrema sintesi, i verificatori rilevano che una determinata spesa è eccessiva rispetto al risultato raggiunto o all’attività dell’impresa svolta e quindi è contestata e recuperata la spesa per assenza di inerenza. Secondo la giurisprudenza più risalente l’inerenza era riscontrabile nell’articolo 109, comma 5, Dpr 22 dicembre 1986, n. 917 (in precedenza...


