C’è una domanda che oggi riguarda da vicino il futuro della nostra professione: come possiamo renderla nuovamente attrattiva per le giovani generazioni?
Sia ben inteso, non è una questione che riguarda soltanto i dottori commercialisti. È parte di una trasformazione molto più ampia che attraversa il mercato del lavoro, il sistema di quasi tutte le libere professioni e, più in generale, un Paese che deve fare i conti con un progressivo invecchiamento della popolazione e con una presenza sempre più ridotta di giovani.
Anche all’interno della nostra categoria il tema del ricambio generazionale è un tema sempre più centrale. I giovani rappresentano ancora una quota minoritaria della popolazione professionale e questo deve spingerci a interrogarci non soltanto su come favorire nuovi ingressi, ma soprattutto su quale professione vogliamo consegnare a chi oggi si affaccia al mondo del lavoro.
La digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la sostenibilità stanno trasformando rapidamente competenze e modelli organizzativi. Molte attività tradizionali sono destinate a cambiare, alcune saranno progressivamente automatizzate, mentre crescerà il valore della consulenza, della capacità di interpretare i dati, di accompagnare imprese e cittadini nelle scelte e di anticipare i cambiamenti.
È proprio in questa trasformazione che dobbiamo saper mostrare ai giovani le opportunità della professione. Il commercialista non può essere percepito soltanto come il professionista degli adempimenti. È, e sarà sempre di più, un consulente strategico per imprese, famiglie e territori, chiamato a confrontarsi con temi che vanno dall’innovazione alla finanza, dalla sostenibilità alla gestione delle crisi, fino ai nuovi modelli di impresa. L’attrattività non dipende soltanto dai contenuti della professione. Le nuove generazioni chiedono anche condizioni che consentano di costruire un progetto di vita: opportunità di crescita, autonomia, formazione continua, equilibrio tra vita privata e lavoro e una prospettiva economica adeguata all’impegno richiesto.
Uno dei momenti decisivi è certamente quello dell’ingresso nella professione. Occorre eliminare le barriere all’ingresso abbreviando il percorso di ingresso del mondo del lavoro e quindi Cassa dottori commercialisti vede con favore la possibilità di svolgere il tirocinio interamente durante la parte finale il corso di laurea magistrale. Il tirocinio, inoltre, non può essere vissuto come un semplice passaggio necessario per accedere all’esame di Stato: deve tornare a essere una vera esperienza formativa, nella quale il giovane possa acquisire competenze, responsabilità e consapevolezza del proprio futuro professionale
È con questa convinzione che la Cassa dottori commercialisti ha deciso di introdurre dal 2026 un contributo specifico per il tirocinio professionale, stanziando 5 milioni di euro. La misura è rivolta ai Dominus che riconoscono ai tirocinanti una borsa di studio di almeno 1.000 euro al mese, con un contributo della Cassa pari a 500 euro mensili fino a un massimo di 18 mesi. Non è soltanto una misura economica. È un messaggio alla categoria: investire sui tirocinanti significa investire sul futuro della professione e riconoscere valore al tempo, all’impegno e alle competenze di chi sceglie di intraprendere questo percorso. Per avvicinare i giovani dobbiamo, infatti, intervenire ancora prima.
Dobbiamo entrare nelle scuole superiori, nelle università, dialogare con gli studenti, raccontare una professione che sta cambiando e fornire strumenti per compiere scelte consapevoli. È il principio alla base di “CDC EDU – Fare i conti con il futuro”, il progetto attraverso il quale la Cassa incontra gli studenti in tutta Italia per diffondere la cultura previdenziale e avvicinarli ai temi della pianificazione del proprio futuro.
Parlare di previdenza agli studenti può sembrare prematuro. In realtà è il contrario. Nel sistema contributivo ogni scelta compiuta all’inizio della carriera può produrre effetti nel lungo periodo. Per questo la cultura previdenziale deve diventare parte della cultura professionale fin dai primi passi. La preiscrizione alla Cassa, così come l’iscrizione, non deve essere considerata un semplice adempimento, ma uno strumento attraverso il quale iniziare a costruire consapevolmente il proprio percorso. Ed è qui che cambia anche il ruolo di una Cassa di previdenza.
Oggi non possiamo limitarci a pensare alla pensione come all’ultimo capitolo della vita professionale. La previdenza deve accompagnare il professionista durante l’intero percorso, sostenendolo nei momenti nei quali è più vulnerabile e aiutandolo a creare le condizioni per una carriera solida e, di conseguenza, per una prestazione previdenziale adeguata. Significa sostenere l’avvio e la crescita dell’attività, favorire la formazione e l’innovazione, accompagnare la genitorialità, contribuire alla conciliazione tra vita privata e lavoro, agevolare le aggregazioni professionali e interprofessionali e mettere a disposizione strumenti di welfare capaci di rispondere ai nuovi bisogni della categoria.
Questa è la sfida che abbiamo davanti: non chiedere semplicemente ai giovani di scegliere la professione, ma costruire una professione che valga la pena scegliere. Una professione moderna, capace di innovare senza perdere la propria identità; aperta alle nuove competenze e alle contaminazioni con altri saperi; in grado di offrire autonomia ma anche prospettive; capace, soprattutto, di riconoscere nei giovani non soltanto il proprio ricambio generazionale, ma una risorsa indispensabile per affrontare il cambiamento.
Come Cassa Dottori Commercialisti vogliamo fare la nostra parte. Con strumenti concreti, certamente, ma soprattutto con una visione: trasformare la previdenza in una leva di crescita professionale e sociale, creando le condizioni affinché chi oggi inizia questo percorso possa guardare al proprio futuro con maggiore fiducia. Perché il futuro della nostra professione non si difende conservando ciò che siamo stati. Si costruisce creando le condizioni perché una nuova generazione possa scegliere, con convinzione, ciò che vogliamo diventare.
* Presidente della Cassa Dottori commercialisti


