Sospensione dei versamenti ancora incerta per i contribuenti che non hanno ancora chiuso il bilancio al 31 dicembre 2019. È l’effetto del decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri del 16 marzo che lega la possibilità di rinviare tutti i pagamenti fiscali in scadenza nella finestra temporale fra l’8 e il 31 marzo al mancato superamento di soglia due milioni di euro di ricavi/compensi, maturati con riferimento al periodo d’imposta 2019. Si ricorda infatti, che i versamenti sospesi vanno comunque effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il 31maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020.

L’articolo richiama, quindi, espressamente i ricavi/compensi e non il volume d’affari. Da ciò discende la difficoltà operativa di dover dapprima determinare i ricavi di competenza del periodo d’imposta chiuso al 31 dicembre 2019 e solo dopo poter validamente decidere se ci si può o meno avvalere del differimento stabilito dal decreto. Ora è chiaro che la problematica in questione si presenta con tutta la sua criticità solo per quelle imprese il cui ammontare di ricavi si avvicina in un certo modo alla soglia individuata; ma è altrettanto vero che vi sono molte realtà imprenditoriali, si pensi, solo per fare un esempio, a tutte quelle che lavorano nel comparto immobiliare (imprese edili, idraulici, impiantisti eccetera) dove effettivamente vi potrebbero essere differenze notevoli fra volume d’affari e ricavi.

È dunque evidente che in questo contesto, così complesso, a prescindere da tutte le valutazioni politiche /di gettito del caso, se proprio si doveva individuare un valore soglia probabilmente la cosa più semplice sarebbe stata quella di ancorare lo spartiacque numerico ad un concetto più semplice ed immediato (specie in tempi di fatturazione elettronica) ossia quello legato al volume d’affari piuttosto che ai ricavi.

Questo perché effettivamente, in molti casi pratici l’esatta individuazione dei ricavi riferibili al periodo d’imposta 2019 risulta non immediata e richiede in molte ipotesi, se non in modo completo, almeno di avanzare nei conteggi necessari per poter chiudere il bilancio al 31 dicembre 2019 al fine di poter determinare l’esatta competenza dei ricavi.

Per chi, supera la soglia prevista, infatti non rimane molto tempo per pagare. Venerdì 20 marzo scadrà la mini-moratoria concessa a tutti gli operatori, che farà così scattare l’obbligo di procedere con il pagamento di quanto dovuto con riferimento all’originaria scadenza del 16 marzo.

Va comunque posta la giusta attenzione sulla circostanza per cui, prima di decidere se potersi avvalere del differimento o meno occorre determinare con certezza l’ammontare dei ricavi con riferimento al 31 dicembre 2019. Anche perché le bozze di decreto prevedono che chi dovesse pagare non ha nessun diritto al rimborso di quanto pagato anticipatamente.

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