Professione

Commercialisti e reati, in quattro anni verifiche su 993 iscritti

di Federica Micardi

Dal 2017 al 2020 sono stati 993 i commercialisti messi sotto osservazione dal Consiglio di disciplina per contestazioni penali, e 46 di loro sono stati radiati. A rilevarlo un’indagine svolta dal Consiglio nazionale della categoria che ha effettuato un monitoraggio presso i 131 ordini territoriali, indagine a cui hanno risposto 126 Ordini (mancano all’appello: Ascoli Piceno, Cassino, Gela, Messina e Novara).

Gli iscritti all’Albo dei commercialisti (dati 2020) sono 118.775, questo significa che circa lo 0,8% della categoria, negli ultimi quattro anni, si è trovata invischiata in ipotesi di reato. In 52 casi si è arrivati all’archiviazione, 20 procedimenti si sono conclusi con la censura, 84 con la sospensione e 46 con la radiazione. Due terzi dei procedimenti (601), sono fermi in attesa degli esiti del processo penale; l’Ordine infatti per legge (articolo 653 del Codice di procedura penale) deve sospendere il proprio giudizio, senza emettere sanzioni, in attesa della sentenza.

A livello locale ci sono 26 Ordini che non hanno neppure una contestazione penale, il primo per numero di procedimenti aperti è l’Ordine di Roma (197 su 10.365 iscritti) che ha messo “sotto osservazione” il 2% degli iscritti il doppio della media nazionale (0,8%); l’iniziativa è partita in primis dall’Ordine stesso (119) e a seguire su segnalazione dell’autorità giudiziaria (42). Il secondo Ordine per numero assoluto di procedimenti aperti è Napoli (con 52, pari all’1% degli iscritti).

L’indagine appena conclusa – a differenza del monitoraggio fatto nel 2018, si veda il Sole 24 Ore del 21 novembre di quell’anno - si è concentrata solo sui comportamenti penalmente rilevanti e non ha considerato le mancanze minori come il ritardo nel pagamento delle quote, il mancato conseguimento dei crediti formativi, o la mancata comunicazione della pec.

Il reato più ”frequente” nella categoria è la bancarotta fraudolenta, seguono, l’appropriazione indebita, la truffa, i reati fiscali, la corruzione, la bancarotta semplice, le false dichiarazioni e il riciclaggio.

Sono una trentina le segnalazioni che riguardano l’“associazione a delinquere”, non arrivano a dieci quelle di associazione mafiosa. Tra gli altri reati segnalati con più frequenza ci sono il peculato, l'usura, la turbativa d’asta e l’abuso in atti d’ufficio.

L’iniziativa di avviare i procedimenti disciplinari il più delle volte parte proprio dall’Ordine locale (nel 32% dei casi), seguono le segnalazioni arrivate dai media (27,3%) e quelle delle procure e dell’autorità giudiziaria (in tutto 267, circa 67 segnalazioni l’anno); sono 94 le segnalazioni di reato arrivate da terzi o colleghi, si fermano a 28 quelle dell’agenzia delle Entrate.

Per il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Massimo Miani questi dati evidenziano che è necessario lavorare per una maggior collaborazione tra Ordini, procure, autorità giudiziaria e agenzia delle Entrate, perché, afferma «i nostri dati rilevano che lo scambio di informazioni tra procure e Ordini è scarso» (62 procure su 131 non hanno fatto nessuna segnalazione in quattro anni). C’è poi il problema dei procedimenti sospesi in attesa di sentenza, attualmente più di due terzi del totale dei procedimenti aperti: «Se non sono previste sospensioni interdittive dalla magistratura - spiega Miani -l’Ordine locale non può fare nulla. Ma non è tutto - prosegue Miani - se l’Ordine radia un commercialista disonesto, in assenza di riserve, questi può continuare a svolgere la stessa attività in altra forma».

Secondo Miani per fare un salto di qualità è necessario sedersi a un tavolo (con politica, magistratura e agenzia delle Entrate) e apportare quelle modifiche che permettano al sistema disciplinare ordinistico di essere veramente efficace. «La presenza di mele marce - conclude Miani - va a discapito dell’intera professione, anche se sono poche, ed è nell’interesse nostro e della società avere strumenti efficaci per arginarle»

I commercialisti sono l’unica professione che ha reso pubblici i dati sulle sanzioni disciplinari.

Dal 2017 il Consiglio nazionale porta avanti una riforma etica e disciplinare della categoria, compito affidato agli allora consiglieri Giorgio Luchetta (ora vice presidente della categoria) e Francesco Muraca. È stato predisposto, come strumento operativo, il Codice delle sanzioni «e poi – spiega Luchetta - è stata fatta una capillare campagna di formazione sul territorio, per fornire agli organismi di disciplina le competenze necessarie per svolgere al meglio il loro lavoro». Attività di formazione che continua ancora oggi attraverso webinar e lezioni ad hoc a cui partecipano anche giudici e avvocati. Quest’anno è stato predisposto un nuovo applicativo, Prodike, per la gestione informatizzata del procedimento disciplinare, che consente di accelerare e semplificare le procedure, riducendo al minimo il rischio di errori formali. «Il software – spiega Luchetta - è attualmente nella fase finale di test e sarà a breve distribuito a tutti gli organi disciplinari. Il Consiglio nazionale - conclude Luchetta - è consapevole del rilevante contributo dato alla categoria da tutti i componenti degli Consigli di disciplina locali, giudicare i propri colleghi non è un compito facile».

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