Imposte

Forfettario allargato, il limite di 85mila euro entro il 31 dicembre apre al regime nel 2023

di Cristiano Dell'Oste e Giorgio Gavelli

Con la manovra cambiano gli incentivi spesso distorti alla crescita dimensionale di professionisti e autonomi. Per chi sta nel regime ordinario c’è la variabile della flat tax incrementale

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L’aumento a 85mila euro del limite di ricavi o compensi che consente di applicare il regime forfettario – inserito nel disegno di legge di Bilancio per il 2023 – può condizionare le scelte di professionisti e autonomi? Sì e no, a seconda delle situazioni.

Il Ddl di Bilancio si propone di modificare la norma istitutiva del regime forfettario (il comma 54, lettera a della legge 190/2014) semplicemente sostituendo le parole «euro 65.000» con «euro 85.000».

Perciò, se il Parlamento approverà la norma e se le autorità europee daranno il loro ok, dal periodo d’imposta 2023 entrerà in vigore la nuova soglia, che andrà riferita all’anno precedente. In pratica, nel 2023 potranno entrare o rimanere nel forfait i contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che nell’anno precedente avranno conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 85mila euro. Ricordiamo che per la verifica dell’eventuale superamento del limite, si deve tener conto del regime contabile applicato nell’anno di riferimento. In altre parole, coloro che hanno operato in contabilità ordinaria devono calcolare l’ammontare dei ricavi conseguiti applicando il criterio di competenza, mentre chi, ad esempio, ha applicato il regime fiscale di vantaggio, o la contabilità semplificata, deve utilizzare il criterio di cassa (sempre per i professionisti).

Nuovo limite e impatto sulle fatture

La nuova soglia si riflette sulle verifiche sulle fatture emesse o da emettere, che tipicamente coinvolgono molti contribuenti negli ultimi mesi dell’anno.

Semplificando, ci sono due situazioni da esaminare.

Chi sta già applicando il forfettario, può superare quest’anno il limite dei 65mila euro e non uscirà dal regime agevolato nel 2023, purché nel 2022 rimanga entro gli 85mila di ricavi o compensi (se invece si troverà a superare anche la soglia di 85mila euro, uscirà a partire dal 2023; da notare, poi, che – sempre secondo il Ddl di Bilancio – chi supererà i 100mila euro di ricavi o compensi nel 2023 uscirà istantaneamente dal forfettario).

Chi nel 2022 è in regime ordinario – per scelta o perché ha ricavi o compensi superiori a 65mila euro – potrà entrare nel forfettario nel 2023, ma solo se quest’anno starà entro il limite di 85mila euro di ricavi.

Nel caso di chi sta già applicando oggi il regime forfettario, si riduce l’incentivo distorto a contenere i ricavi o i compensi entro la soglia dei 65mila euro. Un fenomeno che, da sempre, è considerato uno dei difetti del regime, accusato di scoraggiare la crescita dimensionale delle imprese e delle attività professionali. Naturalmente, l’innalzamento della soglia a 85mila euro sposta il problema senza risolverlo del tutto. Ma, poiché i contribuenti sono distribuiti “a piramide”, i soggetti indotti a non crescere saranno meno numerosi.

La situazione di chi è in regime ordinario

Per chi quest’anno si trova nel regime ordinario potrebbe esserci un incentivo a non superare gli 85mila euro, così da poter opzionare il forfait nel 2023. A questi livelli di giro d’affari, però, è logico pensare che gli ostacoli all’ingresso nel regime agevolato non derivino tanto dalla soglia di ricavi o compensi, quanto piuttosto dalla presenza di altre cause ostative al regime: ad esempio, il contribuente potrebbe aver sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori superiori a 20mila euro (comma 54, lettera b) oppure potrebbe avere partecipazioni in società di persone, associazioni o imprese familiari (comma 57, lettera d). Per non parlare di chi non svolge l’attività autonomamente ma collettivamente (professionisti in studio associati, soci di società di persone), sempre esclusi dal forfettario, i quali potrebbero pensare di “staccarsi” dalla struttura aprendo una partita Iva individuale (una spinta al “nanismo” collegata a questo regime agevolato).

Per chi entra nel forfettario lasciando il regime ordinario, inoltre, andrà valutato l’eventuale costo di rettifica dell’Iva divenuta indetraibile sui beni strumentali e sul magazzino. Una questione che si era già posta con l’innalzamento a 65mila euro della soglia di ricavi o compensi, dal 1° gennaio 2019, ma che non pare – nella maggior parte dei casi – tale da vanificare la convenienza di un eventuale passaggio.

La variabile della flat tax incrementale

Nel caso dei contribuenti che restano in tassazione ordinaria ci sarà da valutare nel 2023 la chance della flat tax del 15% sul reddito incrementale rispetto al più elevato tra i redditi conseguiti nel 2020, 2021 o 2022. Diciamo subito, però, che la possibilità di tassare al 15% il solo reddito incrementale fino a un massimo di 40mila euro – prefigurata dal Ddl di Bilancio per il solo 2023 – non sembra in grado di controbilanciare i vantaggi fiscali derivanti dalla possibilità di tassare l’intero reddito calcolato con coefficienti forfettari con l’aliquota flat del 15 per cento. La via della flat tax incrementale, perciò, sarà percorsa soprattutto da coloro che – per un motivo e per l’altro – non vogliono o non possono optare per la flat tax.

Potrebbe essere il caso, ad esempio, dei pensionati che hanno un reddito oltre i 30mila euro e operano con partita Iva vedendosi precluso il forfettario (comma 57, lettera d-ter) o di chi ha preferito non entrare nel forfait perché strutturalmente gravato di costi superiori alle percentuali previste dal legislatore.


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