Imposte

Leo: «Riduzione d’imposta per le aziende che investono»

«Stimoliamo aggregazioni tra professionisti per ridurre il carico fiscale»

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di Alessandro Galimberti

La mini Ires della riforma fiscale - e cioè l’abbattimento di 9 punti di aliquota delle imposte sul reddito delle società - non richiederà la doppia condizione di investimenti strumentali qualificati più interventi sull’occupazione (giovanile, ultracinquantenni o in uscita dal reddito di cittadinanza), ma si accontenterà anche alternativamente di un solo binario. Il viceministro Maurizio Leo davanti alla platea competente e interessata del Dipartimento di Economia dell’Università scioglie il dubbio innescato dalla formulazione della delega, chiarendo in sostanza che basterà investire secondo le proprie possibilità e inclinazioni per beneficiare della riduzione d’imposta. «Magari le imprese più strutturate andranno su investimenti qualificati - ha detto Leo - penso a industria 4.0 piuttosto che a ricerca e sviluppo del patent box, quelle imprese che non ritengono di andare in questa direzione potranno sfruttare l’investimento in occupazione per i giovani, per gli ultracinquantenni 0 per l’uscita dal reddito di cittadinanza».

Quanto ai professionisti «stimoliamo l’aggregazione per ridurre il carico fiscale» anche perché l’Irap (vera causa atomizzante) è destinata a una graduale uscita di scena, sostituita dalla sovra-imposta che, a differenza di oggi, sarà legata al risultato di esercizio.

Il dialogo con gli esperti invitati dal Sole 24 Ore ha toccato poi anche i (molti) punti critici del coordinamento tra una riforma che si annuncia epocale e radicale, e l’ingegneria fiscale di un sistema giunto ormai al massimo della sua complessità. Secondo Raffaele Rizzardi la tax expenditure- taglio delle agevolazioni dovrà districarsi tra le detrazioni già sorte, rispettare il principio di correlazione, tener conto della perdita della capacità contributiva ed evitare il corto circuito del superbonus edilizia «un esempio di tax expenditure sbagliatissima» utilizzata con più facilità (e beneficio) dai meno bisognosi («ville di lusso»). Per Livia Salvini (ordinario di diritto tributario alla Luiss) la prevista riduzione contemporanea di imposte dirette e indirette è una grossa sfida «perché di solito le dirette e le imposte sui consumi sono trattate in modo alternativo» per compensare il gettito e comunque «questa riforma sarà costruita sull’impianto di 50 anni fa, mentre io partirei dalle accise che significa nuova visione della modernità». Per Fabrizio Colombo (Tremonti-Romagnoli Piccardi e Associati) è fondamentale tenere il coordinamento con il Pillar 2 della riforma Ocse, il cui debutto anticipato in Ue dal prossimo 1° gennaio comporterà una scelta sul calcolo dell’effective tax rate italiano e, soprattutto, un convinto affondo sul principio di derivazione rafforzata. Rispondendo alle sollecitazioni, anche dentro un simpatico gioco di scambio dei ruoli, Leo ha ricordato i molti step di allineamento Ue necessari in materia di Iva , dall’approccio «sostanziale» (che da noi invece «è ancora giuridico-formale») ai trasferimenti immobiliari (norma del ’97) ai gruppi Iva fino al pro-rata, e ancora la rivisitazione delle aliquote, per arrivare alla deducibilità degli interessi passivi e alla delicata implementazione del principio di derivazione rafforzata dove «in assenza di regole oggi resta un margine di rischio penale che va azzerato».

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