Conta il capital gain pagato in Brasile sui proventi Jcp
Con la risposta 538/19, l’agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito al regime tributario delle partecipazioni in società brasiliane e alla loro qualificazione in base all’articolo 44, comma 2, lettera a), Tuir (assimilabilità o meno alle azioni), concentrandosi su una particolare remunerazione ritraibile dalle stesse, ossia i cosiddetti “Juros sobre o Capital Pròprio” (Jcp). Le società brasiliane possono infatti corrispondere ai propri soci un provento (Jcp) determinato come rendimento nozionale in misura percentuale sul patrimonio netto; i Jcp, pur qualificandosi da un punto di vista societario e contabile in Brasile come dividendi, sono deducibili per la società erogante. Nello specifico l’Agenzia afferma che:
● i titoli partecipativi brasiliani non possono essere considerati similari alle azioni ai fini delle imposte sui redditi, in base all’articolo 44, comma 2, a) Tuir, perché parte della loro remunerazione (appunto i Jcp) è deducibile in Brasile;
● l’importo non deducibile del dividendo distribuito da società brasiliane può beneficiare dell’esenzione integrale ex articolo 23, comma 3, della Convenzione Italia-Brasile;
● i Jcp (componente deducibile del dividendo) si qualificano come interessi ai fini dell’articolo 11 della Convenzione e beneficiano del “matching credit” di cui all’ articolo 23, comma 4;
● i Jcp, non derivando da rapporti aventi causa finanziaria (si veda la Ctp Milano 2782/2017), non rappresentano interessi attivi ai fini dell’articolo 96 Tuir (seppur non specificato dall’Agenzia, si ritiene che ciò valga solo ante modifiche di cui al Dlgs 142/18).
La risposta può comportare una serie di ulteriori rilevanti conseguenze. In primo luogo non dovrebbe applicarsi la participation exemption (articolo 87 Tuir) in caso di realizzo di plusvalenze su queste partecipazioni. Gli effetti negativi dell’integrale imponibilità delle plusvalenze sono tuttavia in parte mitigati dalla possibilità di accreditare in Italia le imposte che il Brasile applica – come consentito dall’articolo 13 della Convenzione – sui capital gain con aliquote che variano tra il 15% e il 22,5% (imposte che sarebbero invece di fatto “perse” se si applicasse la Pex). Così come minusvalenze da realizzo – casistica non infrequente considerando il recente andamento dell’economia brasiliana – dovrebbero essere deducibili in base all’articolo 101 Tuir.
La non assimilabilità alle azioni potrebbe, inoltre, rendere fiscalmente rilevanti eventuali svalutazioni delle partecipazioni brasiliane nei bilanci d’esercizio di società italiane, anche laddove questi titoli fossero iscritti come immobilizzazioni finanziarie (articoli 94; 101, commi 2 e 2-bis; 110, commi 1 e 1-bis, lett. a) Tuir), purché si tratti di titoli emessi in serie e sia rispettata la condizione della previa imputazione a conto economico.
Per le operazioni su azioni brasiliane non dovrebbe valere la deroga alla derivazione rafforzata prevista dall’articolo 3, comma 3, del Dm Ias 2009. Inoltre, non trattandosi di titoli similari alle azioni, potrebbe esser dubbia l’applicabilità dell’articolo 175 Tuir ai conferimenti di partecipazioni brasiliane di controllo o collegamento posti in essere tra soggetti residenti in Italia nell’esercizio di imprese commerciali.
A prima vista, l’impossibilità di assimilare fiscalmente le partecipazioni brasiliane alle azioni parrebbe operare per il semplice fatto che questi titoli possono, in astratto, dar luogo al pagamento di Jcp, a prescindere dal fatto che la società li abbia effettivamente corrisposti. D’altro canto, è necessario considerare che i Jcp sono una remunerazione solo eventuale, subordinata all’effettiva presenza di utili e a un’apposita delibera da parte dell’organo assembleare. Perciò, i soci di una società brasiliana potrebbero scegliere di non distribuire mai Jcp (ma solo dividendi “ordinari” indeducibili), eliminando quindi ogni effetto “ibrido”, o addirittura di introdurre un divieto in statuto. Quest’ ultima ipotesi potrebbe rendere più plausibile l’assimilazione alle azioni secondo l’articolo 44 Tuir, ma determinerebbe al contempo la rinuncia a una importante deduzione in Brasile, dove l’aliquota societaria è del 34 per cento.