Imposte

Multinazionali, l’Ocse prova a riscrivere le regole sulla fiscalità internazionale

di Giorgia Maffini e Dario Sencar

L’Ocse ha ufficialmente acceso i motori pubblicando un documento di consultazione pubblica avallato dall’Inclusive framework (If), il gruppo di 127 Paesi che collaborano su tematiche fiscali. Il documento fornisce la base della consultazione pubblica prevista per il 13-14 marzo a Parigi. I paesi dell’If studieranno come modernizzare l’architettura di fondo della fiscalità internazionale che, secondo alcuni membri è sotto pressione per la digitalizzazione dell’economia. Il tutto con l’obbiettivo di raggiungere, entro il 2020, il consenso su soluzioni condivise, semplici ed amministrabili da tutti i Paesi, inclusi quelli con meno risorse. Le nuove misure dovrebbero anche essere idonee ad evitare la doppia imposizione o la tassazione quando non vi sia profitto. L’obiettivo è ambizioso e da ieri, il vecchio progetto Beps dell’Ocse (2015) sembra solo l’ inizio di una riforma molto più fondamentale. L’organismo di Parigi riconosce le difficoltà dell’incarico sottolineando che i lavori continuano «senza pregiudizio». In altre parole, senza previo impegno dei paesi ad arrivare a un accordo.

Il documento ( clicca qui per consultarlo ) illustra ad alto livello i profili di policy ed il meccanismo di funzionamento dei due pilastri del nuovo progetto. Il primo pilastro, a fronte di critiche alla «presenza fisica» come fondamento della ripartizione dei diritti impositivi tra Stati, prevede contemporaneamente la revisione dei criteri di collegamento (la stabile organizzazione) e dei metodi di ripartizione della base imponibile fra paesi. Due punti fondamentali segnano una rottura con il passato. Il primo è la discussione di una riallocazione di base imponibile verso la giurisdizione di mercato con forme innovative di stabile organizzazione che non si baserebbero più sulla presenza fisica. Questo cambiamento è diversificato in tre alternative («user participation», «marketing intangibles» o «significant economic presence») che via via coinvolgerebbero una platea crescente di modelli di business. Si va delle piattaforme digitali ai più tradizionali esportatori che operano in un mercato per esempio con marchi ma senza avervi una presenza fisica. Il secondo punto concerne i nuovi metodi di allocazione del profitto che potrebbero oltrepassare il transfer price secondo il principio di libera concorrenza (arm’s length principle) almeno per i profitti non routinari, se non oltre. L’Ocse sta considerando sia un profit split residuale globale sia una ripartizione dei profitti globali secondo formule predefinite.

Il secondo pilastro, anche su ispirazione della riforma fiscale americana, è invece volto a rafforzare la capacità di una giurisdizione di tassare i profitti delle controllate estere quando le altre giurisdizioni non li assoggettano ad un livello di tassazione effettiva sufficiente. Tale pilastro si baserebbe su due regole interrelate. Il documento illustra l’idea secondo cui il basso livello di tassazione effettiva di una controllata sia la condizione per l’applicazione in capo alla controllante di regole Cfc (ispirate al Gilti Usa) volte ad assicurare una tassazione minima dei profitti. A fronte del basso livello di tassazione effettiva e quando la controllante non applica la regola primaria, la regola secondaria prevedrebbe, la non deducibilità dei costi (ispirata al Beat Usa), l’applicazione di ritenute o il diniego dei benefici convenzionali.
In tal modo, i profitti, ovunque creati, verrebbero tassati ad un livello minimo ritenuto accettabile. Quello che l’Ocse ha più volte descritto come Beps 2.0 introdurrebbe un sistema speciale orientato ad assicurare il giusto ammontare di tassazione, accanto alle regole tradizionali di fiscalità internazionale che si basano sul giusto luogo di tassazione.
Insomma un cambio di passo fondamentale, fondato sulla volontà di considerare misure non limitate al settore digitale, come espressa reazione al diffondersi di varie misure unilaterali.

Ocse, il documento in consultazione sulla digitalizzazione dell’economia

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