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Il diritto al credito Iva che emerge dalla dichiarazione annuale si prescrive in 10 anni

di Giuseppe Barbiero

La domanda

Una società cessata nell’ultima dichiarazione Iva (anno d’imposta 2013), presentata unitamente al modello Unico, ha inserito erroneamente il credito Iva nel rigo RX45 (utilizzo del credito Iva in compensazione) anziché nel rigo RX44 (richiesta del credito Iva a rimborso). Oggi, i soci, essendosi accorti dell’errore, intendono presentare (in qualità di legittimati) un’istanza di rimborso Iva per il credito spettante. Il credito è stato correttamente inserito nel bilancio finale di liquidazione e l’assemblea nell’approvazione del bilancio ha espresso l’intenzione che tale credito Iva venisse chiesto a rimborso. In tale ipotesi, è corretto considerare legittima la pretesa dei soci in quanto il diritto al rimborso è prescrivibile nel termine ordinario di 10 anni (per ultimo, Corte di Cassazione n. 11628 - Sezione VI civile - depositata il 14 maggio 2018)?
G. B. – Rimini

Considerato che, per consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, l’esercizio del diritto di credito per l’Iva emergente dalla dichiarazione annuale si prescrive nel termine ordinario di dieci anni a decorrere, a norma dell’articolo 38 bis, comma 1 del decreto Iva, Dpr 633/1972, dalla scadenza di tre mesi dalla presentazione della dichiarazione, si ritiene legittima, a norma dell'articolo 30, comma 1 del Dpr 633/72, la domanda da parte dei soci della cessata società, di rimborso del credito...