L'esperto rispondeAdempimenti

La moglie non dichiara il compenso percepito dall’associazione professionale del marito

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di Attilio Calvano

La domanda

Uno studio legale associato (associazione professionale) che ha già due dipendenti, vuole assumere a tempo pieno e indeterminato, con mansione amministrativa, la moglie di uno degli associati.
In questo caso vige l’articolo 54, comma 6 bis del Tuir, Dpr 917/1986, ovvero «non sono ammesse deduzioni per i compensi al coniuge» oppure, trattandosi di retribuzione, non vale quanto descritto?
Nel caso in cui effettivamente non si possa dedurre la retribuzione data alla moglie, lo stesso articolo cita: «I compensi non ammessi in deduzione non concorrono a formare il reddito complessivo dei percipienti». Pertanto, in tal caso, la signora non pagherebbe Irpef?
D. C. – Caivano (NA)

La prescrizione dell’articolo 54, comma 6-bis, del Tuir, Dpr 917/1986, ove è prevista la indeducibilità dei “compensi” che il professionista corrisponde a determinate categorie di propri familiari, fra i quali il coniuge, è riferita all’ambito di un rapporto di lavoro dipendente oppure di collaborazione coordinata e continuativa ed occasionale (restano esclusi dalla preclusione i rapporti in cui entrambi i familiari svolgano attività di lavoro autonomo in forma professionale); la deducibilità viene, invece, riconosciuta per i contributi previdenziali che il lavoratore autonomo versa a favore del familiare dipendente (coniuge), ma non sotto forma di accantonamenti (circolare 25/1997 del ministero delle Finanze). Specularmente, i medesimi “compensi” (sui quali inevitabilmente non saranno applicate le ritenute alla fonte), non costituendo reddito per quest’ultimo, non saranno neppure soggetti ad alcun obbligo dichiarativo ed impositivo da parte dello stesso. Le indicazioni che precedono sono da considerare operative anche nel contesto di un’associazione professionale.

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